Alcoa, rinvio con spiraglio
Venerdì 12 Febbraio 2010, Venezia - Nuovo rinvio per la vicenda Alcoa, la multinazionale americana dell'alluminio che ha annunciato da tempo l'intenzione di chiudere per 6 mesi gli impianti di primario in Sardegna a Portovesme, e nel Veneto a Fusina, e di mettere in cassa integrazione centinaia di lavoratori. I sindacati, e lo stesso Governo assieme alle istituzioni locali preoccupati per l'impatto economico e sociale che avrebbe una decisione simile (più di 2 mila lavoratori sono coinvolti), temono che la chiusura temporanea, alla fine, si traduca in abbandono definitivo delle produzioni italiane. Per questo lo stesso premier, Silvio Berlusconi, nei giorni scorsi si è speso molto con la Commissione europea che sta vagliando il decreto legge varato per assicurare costi energetici più bassi e quindi più competitivi con il resto d'Europa. La Commissione dovrà stabilire se non è un aiuto indebito di Stato, come sono stati giudicati gli sconti concessi negli ultimi tre anni, e che sono costati una multa da 300 milioni di euro, contro la quale Alcoa farà appello, ma che comunque pesa sull'esito della trattativa.
Le ultime notizie da Bruxelles hanno fatto ben sperare, pare che un qualche assenso informale sia giunto, e quindi la riunione a palazzo Chigi - accompagnata dai cori e dalle proteste di circa duecento lavoratori riuniti in piazza Montecitorio - si è aperta e subito chiusa, aggiornata al prossimo 22 febbraio quando il Governo dovrebbe avere notizie certe sulla decisione europea. Giuseppe Toia, amministratore delegato di Alcoa Italia, avrebbe assicurato ieri sera il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che l'Azienda, fino a tale data, non procederà con la fermata degli impianti, e quindi con la cassa integrazione. Letta guidava l'incontro al quale hanno partecipato il ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, il collega del Lavoro Maurizio Sacconi e il sottosegretario dello sviluppo economico Stefano Saglia, oltre ai rappresentanti delle istituzioni locali e dei sindacati.
Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, già ieri pomeriggio, aveva espresso cauto ottimismo, riferendo degli sviluppi a Bruxelles, ma ha anche aggiunto che «questo non ci può fare dimenticare come il costo dell'energia sia talmente forte che o noi lo rendiamo competitivo per le imprese, o le stesse non hanno più interesse a lavorare in Italia». In serata a Roma qualcuno avrà sentito riecheggiare un applauso: lo aveva promesso ieri pomeriggio il segretario nazionale del PD, Pierluigi Bersani: «Se il Governo fa la sua parte io gli faccio un applauso».