Alcoa rinvia di nuovo l'incontro.
Continua, all'insegna del «tutto è possibile», la difficile attesa dei lavoratori dell'Alcoa di Fusina che temono la chiusura dello stabilimento Primario (Fonderia) che occupa 114 dipendenti. Come temevano i sindacati, l'incontro «risolutivo» con la multinazionale Alcoa alla presidenza del Consiglio dei ministri, previsto per lunedì prossimo, è slittato al 25 febbraio. Anche questa volta, il rinvio è stato chiesto dalla multinazionale dell'alluminio che aveva minacciato, e poi «congelato», la decisone di fermare le sue fonderie, in Sardegna (Portovesme) e Veneto (Fusina), in seguito alla sentenza della Commissione Europea che ha cancellato gli «sconti» in bolletta energetica concessi ad Alcoa dal governo italiano negli ultimi dieci anni, condannandola a restituire 300 milioni di «illecite agevolazioni». L'ennesimo spostamento di data preoccupa i sindacati, il timore è che Alcoa rigetti l'opportunità di ridurre di nuovo le alte tariffe dell'energia elettrica esistenti in Italia, con un apposito - e discusso - decreto legge, valido però solo per le isole (Sicilia e Sardegna), che la Commissione Antitrust Europea dovrà comunque giudicare. «Il prossimo tavolo sulla vertenza Alcoa dovrà essere quello decisivo - ha sottolineato ieri il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi -. Dobbiamo chiudere un accordo e quindi deve essere un incontro opportunamente costruito affinché sia decisivo». Silenzio, invece, da parte dei vertici di Alcoa che si limita a confermare lo spostamento di data dell'incontro al ministero. Intanto, a Fusina si aspetta l'arrivo della nave con 3.500 tonnellate di allumina e anodi, necessari per continua a produrre alluminio.