«Alcoa non ha rinunciato a chiudere»
«Alcoa non ha rinunciato a chiudere»
FUSINA. Accorato appello dei lavoratori dell'Alcoa al neoeletto «governatore» Zaia e al Governo per garantire anche a Fusina gli sconti sulla bolletta elettrica previsti per la fonderia di Portovesme, in Sardegna. Dopo il Natale scorso di lotta e apprensione per la minacciata cassa integrazione e la fermata degli impianti, alla vigilia di Pasqua i lavoratori dell'Alcoa di Fusina tornano a denunciare la «dichiarata intenzione» della multinazionale dell'alluminio - con dichiarazioni dei dirigenti e la riduzione delle «celle» produttive - di chiudere definitivamente il reparto Primario (fonderia) che occupa 120 dipendenti. «In fabbrica ci chiediamo se il neoeletto governatore del Veneto, Luca Zaia, manterrà la promessa elettorale di trovare una soluzione per gli alti costi energetici per Alcoa anche in Veneto» dice Walter Salviato, delegato della Rsu. «Siamo contenti - aggiunge, rivolgendosi al neoletto consiglio comunale - della decisione del sindaco Orsoni di riunire il consiglio comunale a Porto Marghera per prendere atto da vicino e intervenire positivamente sui gravi problemi che stanno vivendo i lavoratori della nostra e di altre aziende e intervenire». Il futuro della fonderia Alcoa di Fusina - dove c'è anche il Laminatoio che occupa oltre 200 dipendenti - è tutto da garantire. La cosiddetta legge «salva Alcoa» - in attesa dell'annunciato via libera dell'Unione Europea - permetterà di ridurre la bolletta ad aziende «energivore» come Alcoa, ma solo nelle «Isole maggiori» e cioè in Sardegna, dove Alcoa ha un'altra fonderia. Per le altre regioni italiane resta la possibilità, per ora solo «teorica», di utilizzare lo sconto «interconnector». La preoccupazione dei lavoratori veneziani è che Alcoa non abbia abbandonato l'idea di chiudere il poco redditizio Primario di Fusina, malgrado gli impegni ufficiali presi alla Presidenza del Consiglio per una «tregua» di sei mesi con lavoro e materie prime garantite sia per Fusina che Portovesme. Nella lettera inviata ai sindacati nazionali di categoria e a Cgil, Cisl e Uil - per chiedere una «urgente riunione del coordinamento nazionale delle Rsu di Alcoa - i delegati sindacali di Fusina denunciano che nelle due ultime settimane la direzione ha fermato 3 celle produttive e non rinnova i contratti a termine in scadenza». Inoltre, in seguito ad un guasto di un trasformatore, «sono stati sospesi indefinitamente gli interventi di manutenzione che l'azienda si era impegnata a realizzare». «Tutto questo - aggiunge la Rsu nella lettera - in un quadro in cui i dirigenti locali non perdono occasione per ribadire la loro convinzione che per Fusina non solo non ci sono ad oggi gli strumenti di sconto per l'energia elettrica, ma che questi strumenti sono lontani se non impossibili da realizzarsi in un prossimo futuro e ciò rende antieconomica la gestione del Primario di cui si ribadisce continuamente la chiusura». Come se non bastasse, sostiene la Rsu, «l'amministratore delegato, Giuseppe Toia, in visita allo stabilimento di Fusina ha dato per conclusa definitivamente la produzione del primario, che allo stato resterebbe transitoriamente in funzione solo per ragioni politiche ed elettorali». «E' indispensabile - concludono -, aprire una fase di verifica fra le parti che chiarisca i percorsi che il governo intende o sta attuando per dotare lo stabilimento di Fusina degli strumenti atti a ridurre il prezzo dell'energia».
Gianni Favarato