«Alcoa in bilico, è colpa di Zaia»

«Alcoa in bilico, è colpa di Zaia»
FUSINA. Alta affluenza, ben oltre i propri iscritti, all'assemblea dei lavoratori dell'Alcoa di Fusina, indetta ieri dalla sola Fiom-Cgil dopo l'annuncio che la multinazionale dell'alluminio ha deciso di fermare il Primario di Fusina e di ricollocare tutti i lavoratori in «esubero». Nel suo intervento il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi, ha lanciato pesanti accuse al neogovernatore leghista del Veneto, Luca Zaia, che «non ha saputo creare le condizioni, come invece ha fatto la Sardegna, per preservare tutti gli stabilimenti dell'Alcoa presenti nel suo territorio e salvare tutti i posti di lavoro. Per Cremaschi, il presidente Zaia «dovrebbe andare a scuola di federalismo in Sardegna dove la Regione è riuscita a ottenere dal Governo italiano prezzi stralciati per l'energia elettrica che hanno convinto Alcoa a restare». «Alcoa - ha detto Cremaschi - incassa così i vantaggi previsti per le aziende collocate nelle isole e decide di bloccare la produzione di alluminio primario in Veneto per i costi energetici non competitivi, senza considerare la riduzione complessiva dei costi che così interviene». Per quanto riguarda le aziende «energivore», come Alcoa, il Governo aveva previsto altri provvedimenti (interconnector) di contenimento della tariffa elettrica, che però Alcoa ha deciso di non utilizzare. Ed è proprio per questo - ha aggiunto il delegato della Rsu, Valter Salviato - «che oggi il Veneto paga un prezzo molto più alto con la chiusura del Primario, mascherata da fermata temporanea e senza effettive garanzie di ricollocazione di tutti i lavoratori, compresi gli interninali». Secondo la Fiom-Cgil «il prepensionamento per alcuni lavoratori non può nascondere il fatto che almeno un centinaio di posti di lavoro a Fusina verrebbero cancellati, tra lavoratori a tempo indeterminato, a termine e interinali». Senza il Primario a Fusina - sostiene la Fiom - «si indebolisce strutturalmente la capacità industriale e competitiva dello stabilimento veneziano, il cui processo integrato tra Primario, Fonderia e Laminatoio è oggi un punto di forza, anche perché non è previsto nessun potenziamento della capacità di laminazione e non sono stati spiegate la finalizzazione del presunto investimento di 20 milioni di euro». Nell'assemblea di ieri, la Fiom-Cgil ha evitato toni polemici con i colleghi di Fim-Cisl e Uilm, che non hanno mosso critiche e approvato il piano di Alcoa che prevede la chiusura del Primario a Fusina. La Fiom ha ripetuto ieri la sua «contrarietà al piano e alla chiusura dell'impianto di Fusina» e chiede all'azienda di «modificare profondamente questo piano, di non procedere con atti unilaterali e di aprire invece un confronto vero a livello nazionale, anche con il coinvolgimento del Governo, finalizzato a scongiurare la chiusura di parte dello stabilimento veneto, utilizzando tutte le misure energetiche necessarie». Anche il consigliere regionale, Pietrangelo Petteno (Federazione della Sinistra), in una interrogazione sollecita un «forte intervento» del presidente Zaia sul Governo affinché Alcoa «mantenga la capacità produttiva e l'occupazione anche a Fusina». (g.fav.)

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