Alcoa, assemblea per non chiudere

Assemblea aperta questa mattina all'Alcoa di Fusina che ha minacciato di chiudere la produzione di alluiminio primario per gli eccessivi costi dell'energia elettrica. In attesa del «tavolo» del 26 novembre al ministero dello Sviluppo, ultima speranza di evitare lo spegnimento dei forni del Primario e la messa in cassa integrazione di oltre un centianaio dei 420 dipedenti di Porto Marghera. All'assemblea odierna - che si terrà, a partire dalle 10 all'interno dello stabilimento del Primario dell'Alcoa, sempre a Fusina - è prevista la presenza del sindaco Massimo Cacciari, l'assessore comunale al Piano strategico Laura Fincato, l'assessore provinciale al Lavoro Paolino D'Anna e il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan o un suo assessore delegato. Invitati anche i palamentari e i consiglieri comunali, provinciali e regionali. La crisi Alcoa è precipitata con la recente decisione della Commissione europea che ha dichiarato illegittima la tariffa speciale dell'energia che era stata concessa dallo Stato alle aziende energivore come Alcoa con la legge 80 del 2005. Alla multinazionale dell'alluminio è stata chiesta la restituzione di 270 milioni di euro (un pò meno di quanto previsto inizialmente, cioè 460 milioni), una cifra che,se confermata, potrebbe mandare in fallimento i bilanci aziendali. Come contromossa Alcoa ha annunciato di «dover» chiudere «temporaneamente» le lavorazioni maggiormente energivore, cioè quelle dell'alluminio Primario di Porto Marghera (che impiega 120 dei 420 addetti totali dello stabilimento) dal primo dicembre e di Portovesme (600), dal 31 dicembre. I sindacati non si fidano, perché temono che questo sia solo l'inizio del disimpegno della potente multinazionale dal nostro Paese. A rischio, sarebbero circa 2.000 2.000lavoratori, 820 a Fusina (420 diretti di cui 120 del primario e 300 del laminatoio a cui vanno aggiunti 400 dipendenti delle aziende degli appalti) e 1.200 in Sardegna (600 diretti e 600 terzi, tutti impegnati nel settore dell'alluminio primario). Per il primario, il costo dell'energia sinora ha rappresentato il 30% dei costi di produzione, visto che grazie alla tariffa speciale l'energia elettrica costava 30 euro al kikowattora. Dopo la bocciatura europea, il prezzo senza agevolazioni salirebbe a 60 euro al kilowattora, ponendo fuori dal mercato l'azienda, visto che nel resto d'Europa i costi dell'energia elettrica sono la metà di quelli italiani. I sindacati, quindi, sperano che il ministro Scajola possa fungere da catalizzatore, per un accordo tra Alcoa ed Enel sui costi dell'energia. Anche se si dovesse risolvere il problema dei costi dell'energia, rimarrebbe sul tavolo la grave questione del pagamento dei 270 milioni di euro, una cifra che rischia di costituire un capestro per un'azienda che fattura 450 di milioni all'anno. Rimane l'attesa per i due tavoli nazionali, quello del 26 novembre sulla crisi Alcoa e sulle case integrazioni per 720 lavoratori del primario di cui 120 a Marghera.
(Michele Bugliari)

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