Addizionale Irpef, così si massacra il ceto medio
Addizionale Irpef, così si massacra il ceto medio
Venerdì 17 Dicembre 2010, La Cisl, con la segretaria regionale Franca Porto, chiede al governatore Zaia di reintrodurre la "maggiorazione" dell'addizionale Irpef sui redditi più elevati. Anche le forze politiche del centro-sinistra spingono in questa direzione. Non si tratterebbe di richieste trascendentali per cittadini che guadagnano e dichiarano redditi medi e medio-alti. Tuttavia, la naturalezza con cui queste richieste viene avanzata, come se fossero la cosa più naturale e giusta del mondo, dimostrano una volta di più come all'interno della sinistra e del sindacato vi sia una vera e propria ossessione nei confronti del reddito, coniugata a una scarsa conoscenza del modo in cui funziona il nostro sistema fiscale.
Se un cittadino guadagna i 50.000, i 70.000 o i 100.000 euro all'anno, viene tassato in due modi profondamente diversi, a seconda di quel è la fonte del suo reddito.
Se la fonte è il quotidiano lavoro, da mattina a sera, in ufficio, in studio o in azienda, il suo reddito di lavoro dipendente, autonomo o di piccola impresa viene tassato in dichiarazione dei redditi con un prelievo che si colloca all'incirca tra il 30% e il 42% del suo guadagno.
Se la fonte è un rendimento al 2% di un patrimonio mobiliare di 3, 4 o 5 milioni di euro, la sua rendita finanziaria viene tassata mediante un regime di imposizione sostitutiva extra-dichiarazione che comporta un prelievo del 12,5%.
La reintroduzione della "maggiorazione" dell'addizionale Irpef sui redditi più elevati andrebbe ad aggravare ulteriormente il prelievo fiscale subito dai primi, mentre sarebbe del tutto irrilevante per i secondi.
Fino a quando obbligheremo il ceto medio e medio-alto di questo Paese, che lavora, produce e persino dichiara al fisco i propri guadagni, a pagare sia per chi ha di meno, sia per chi ha di più?
Un Paese che distrugge il proprio ceto medio produttivo è un Paese che distrugge in partenza ogni possibilità di mobilità sociale, perché, se tra il piano terra e l'attico viene fatta piazza pulita, solo vincendo al superenalotto si potrà sperare di passare tutto d'un colpo dal primo al secondo.
Diciamo spesso che, in questo Paese, chi ha di più ha sempre di più e chi ha di meno ha sempre di meno, così come diciamo che la classe media sta scomparendo e che chi ha risorse preferisce fare finanza o speculazioni immobiliari, piuttosto che intraprendere nuove iniziative produttive.
Bella forza: abbiamo un sistema fiscale che è tarato apposta perché ciò accada.
Anziché continuare a renderci tutti un po' ridicoli, riducendoci a meri certificatori dell'ovvio e analisti dell'evidenza, possiamo prendere in considerazione di modificare ciò che concorre a determinare il crearsi di queste situazioni?
Bisogna ridurre la forbice tra livello di tassazione delle rendite patrimoniali e livello di tassazione dei redditi di lavoro, ma bisogna farlo per ridurre le aliquote che insistono sugli scaglioni più elevati e non su quelli meno elevati, perché la sperequazione tra reddito produttivo e rendita è lì che attualmente si annida, a causa di una progressività eccessiva e feroce verso chi dichiara onestamente i propri guadagni.
Il primo passo per riuscirci è riconoscere che queste idee sono semplicemente giuste da qualunque parte le si guardi.
E non giocare invece ad etichettarle di sinistra se si è di destra (perché si predilige il lavoro sul patrimonio) e di destra se si è di sinistra (perché si vogliono ridurre le tasse sugli scaglioni più elevati e non sui meno elevati).
Enrico Zanetti