«Addizionale Irpef? A pagare il conto sarebbero le Pmi»

«Addizionale Irpef? A pagare il conto sarebbero le Pmi»
VENEZIA. La possibile reintroduzione dell'addizionale Irpef per i redditi superiori ai 29.500 euro continua a dividere. Non solo a livello politico, ma anche sul fronte imprese e rappresentanti dei lavoratori. «I numeri delle nostre imprese ci dicono che reintrodurre i 0,4 punti percentuali dell'Irpef regionale, come da più parti si propone, porterebbe ad un aumento medio di costi di 800 euro ad impresa». Parte da questa valutazione Claudio Miotto, presidente regionale della Confartigianato per argomentare la sua contrarietà alla reintroduzione dell'Irpef regionale, ed aggiunge: «proposta che, così come è apparsa sui quotidiani, limitata ai redditi superiori a 29.500 euro, rende ancora più palese che ad essere coinvolte, in ipotesi, sono soprattutto le nostre imprese di piccole e micro dimensioni».
Dopo le tensioni nate tra Lega (favorevole) e Pdl (contrario) in consiglio regionale, la proposta è stata rilanciata dalla segretaria regionale della Cisl Franca Porto proprio mentre a Palazzo Balbi si iniziava a ragionare su un bilancio 2011 di lacrime e sangue. Da qui l'appello della Porto, che ha subito raccolto il favore della Lega ma anche di alcuni membri del Pdl fra cui l'assessore regionale Elena Donazzan. Su tale ipotesi, infine, il governatore Zaia ha chiarito: «O la rimettiamo noi o con ogni probabilità lo farà Tremonti».
Insomma, la reintroduzione del balzello pare essere più vicina. Anche se sui tempi tecnici - come ha avuto modo di sottolineare Piergiorgio Cortelazza, vice coordinatore Pdl al Ferro Fini - paiono non esserci.
Il dato essenziale, però, per Miotto è un altro. «Da una elaborazione del nostro ufficio fiscale - sottolinea il presidente della Confartigianto regionale - risulta che il reddito medio delle imprese individuali artigiane in contabilità ordinaria è pari a 41mila euro in Veneto, il 38% più alto della media nazionale che risulta essere di soli 29mila euro. Anche la percentuale di imprese che risulta pagare l'Irpef è, nella nostra regione, superiore al dato italiano. E sono ben il 95%, e solo il 9% di esse chiude in perdita. Anche il reddito dichiarato delle società di persone è più alto nella nostra regione, una media di 48mila euro rispetto ai 35mila nazionali. Mentre le società di capitali, che non pagano Irpef, dichiarano un reddito medio in veneto di 60mila euro con però il 21% di chiusure in perdita che diventano a livello nazionale addirittura il 50%».
Questi numeri, secondo Miotto «indicano chiaramente come le imprese venete siano responsabili e consapevoli del proprio ruolo e che pagano già abbastanza. Un aumento delle tasse porterebbe ulteriori costi per il sistema imprese stimabile in circa 60 milioni sui 150 milioni di entrate previste dall'introduzione dell'addizionale».
Insostenibile, dice Miotto, che però apre uno spiraglio: «se non ci fossero alternative, chiediamo che i maggiori introiti, nella sola quota dovuta alle imprese, possano essere destinati al capitolo dedicato allo Sviluppo Economico del Bilancio regionale di previsione 2011: innovazione, aggregazione, promozione internazionale, energia. Capitolo che è stato fortemente penalizzato nelle disponibilità». (r.e.)

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