AZIENDE IN CRISI Cresce il tasso di disoccupazione: si va verso il 6,5% Estate nerissima: duemila licenziati

Giovedì 20 Ottobre 2011, Treviso - Estate di licenziamenti. Tra luglio e settembre i cancelli delle fabbriche si sono chiusi alle spalle di quasi duemila lavoratori trevigiani. E poco consola che, nel medesimo lasso di tempo, la cassa integrazione sia diminuita a due cifre rispetto al 2010. «Significa che tutte le possibilità di ammortizzatori sociali sono state esaurite e ora non ce ne sono più» spiega Alfio Calvagna, componente della segreteria provinciale della Cisl di Treviso, presentando il periodico osservatorio sul mercato del lavoro.

      Nel terzo trimestre dell'anno le liste di mobilità hanno registrato 1.915 ingressi: 894 addetti provengono da grandi industrie, 1.021 da piccole imprese. Uno su quattro è straniero. Nei tre mesi precedenti i licenziandi ammontavano a 1.722, nel medesimo trimestre dell'anno scorso a 1.646.

      La cassa integrazione allinea numeri più positivi: nei tre mesi estivi sono state concesse poco meno di 735mila ore di cassa ordinaria, con una frenata del 31 per cento rispetto al corrispettivo 2010. Il ricorso alla straordinaria si è dimezzato, passando nel giro di un anno da tre milioni e 267mila ore a un milione e 600mila. Un calo in controtendenza rispetto all'andamento nazionale.

      «I dati dimostrano una doppia strada: le imprese o hanno chiuso oppure sono ripartite, ma con un grado di utilizzo degli impianti del 75%, aumentato di appena tre punti da agosto», ribadisce Calvagna.

      Per un riferimento certo sulla disoccupazione occorrerà attendere la fine dell'anno: ma difficilmente l'espansione dei senza lavoro si arresterà e il tasso, a inizio 2012, è destinato a superare il 6,5% del 2011. Tanto più, avvertono alla Cisl, che la stragrande maggioranza delle nuove assunzioni sono con contratti a tempo determinati o precari.

      «Qualche segnale di ripresa si avverte, ad esempio l'export in salita del 17% nella prima metà dell'anno. Ma il nostro timore è che si tratti solo di un effetto trascinamento della cosiddetta "ripresina" di primavera -sottolinea il sindacalista- Il sistema produttivo sconta soprattutto una grande incertezza dovuta all'instabilità del quadro macroeconomico, le tensioni speculative, l'assenza di politiche per lo sviluppo. In questo clima, le imprese sono, comprensibilmente, molto restie ad investire».

Mattia Zanardo

 

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