AUTOSTRADA SPA. Sindacati preoccupati per le opere, attese da lungo tempo e bloccate ancora una volta. Strade, tagli per 400 milioni.

Penalizzato anche il Vicentino.Niente nuovo casello di Montecchio-Alte Ceccato, niente prolungamento di via Aldo Moro, niente bretella per la zona industriale di Arcugnano.

«L'Autostrada Brescia-Padova ha deciso di tagliare il piano delle opere previste per il 2010, riducendolo prudenzialmente di 400 milioni di euro: il totale scende da 3,2 miliardi a 2,8 miliardi di euro».
Il taglio riguarda opere previste in territorio veronese ma anche, in maniera pesante, nel Vicentino: il nuovo casello di Montecchio-Alte Ceccato in collegamento con la futura superstrada Pedemontana (che si affianca di fatto all'attuale nuova statale 246); il prolungamento di via Aldo Moro (si parla anche di connessione con la caserma Ederle); la bretella che dovrebbe collegare la zona industriale di Arcugnano, in area S. Agostino, al casello di Vicenza ovest.
Tre opere viarie attese da lunghissimo tempo, più volte inserite e poi bloccate nel piano degli interventi della Serenissima, che tornano di nuovo alla casella di partenza come in un gioco dell'oca che non ha mai fine e porta a un unico vero risultato: la disperazione dei giocatori, e cioè i vicentini.
A dare la brutta notizia è stato, ieri, un lunghissimo comunicato delle organizzazioni sindacali regionali Filt-Cgil (Ilario Simonaggio), Fit-Cisl (Gaetano Antonello) e Uilt-Uil (Daniele Zennaro), che hanno incontrato i vertici della società Autostrada Brescia-Padova spa nei giorni scorsi.
I sindacati, spiega il comunicato, «hanno contestato la dismissione pubblica. Rimane severo e negativo il nostro giudizio perché la vendita del 17,5% della quota sociale posseduta dagli enti locali, se realizzata, porta con sè la conseguenza che cambia la maggioranza della proprietà - da pubblica a privata - e quindi la missione sociale dell'azienda. L'azionista privato sarà attratto dai dividendi ben più che dalla realizzazione di servizi stradali per il territorio».
Cgil, Cisl e Uil ricordano che il bando di gara per la cessione del 17,75% del capitale sociale (si chiedevano 197 milioni di euro) è scaduto il 2 marzo senza alcuna offerta presentata. E fa già seguito al «mancato interesse all'acquisto di piccole quote azionarie» nei due anni precedenti.
I soci che vogliono cedere quote però (Provincia, Comune e Camera di commercio di Vicenza; Provincia e Comune di Padova; Provincia e Comune di Venezia; Provincia di Bergamo; Camera di commercio di Milano) hanno deciso di chiedere ai rispettivi consigli l'autorizzazione a rifare la gara riducendo del 5-10% il prezzo a base d'asta. Ma per i sindacati questo da una parte «si connota come una svendita, per quanto parziale», e dall'altra può puntare solo a «banche e fondazioni, fondi, o investitori istituzionali».
C'è un secondo punto: niente cessione quote, niente investimenti in opere pubbliche degli enti locali, niente "scossa" alla crisi delle imprese edili in Veneto.
Tra l'altro, scrivono i sindacati, gli stessi cantieri dell'autostrada sono in sofferenza. La Valdastico Sud ha visto salire il costo da 650 milioni di euro a 1,1 miliardi di euro (più i costi di alcune pere di raccordo locali): sono già stati investiti 500 milioni, e altrettanti ne serviranno nei prossimi due anni, e il rientro dell'investimento sarà lungo: si calcolano 40 milioni di ricavo annuo per circa 25 mila transiti di veicoli al giorno.
Per "mettere in sicurezza" Infracom sono stati spesi 50 milioni di euro. E per prolungare la concessione bisogna progettare la Valdastico Nord, spendendo altri 60 milioni e facendo i conti con il "no" della Provincia di Trento. Il tutto a fronte di ricavi annui per pedaggi di circa 250 milioni l'anno. Ecco perché i sindacati parlano di «situazione di deficit finanziario», e perché la Serenissima vuole vendere quote societarie (in tutto o in parte) di Infracom, Serenissima Costruzioni, Res.
Comunque a settembre si dovrà varare un aumento di capitale; e, come detto, l'Autostrada ha tagliato il suo piano opere, anche se chiude il 2009 con 25 milioni di euro di utile, un calo del traffico limitato (-4%) e l'ok per il 2010 ad un aumento dei pedaggi del 6,5%.

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