AMBIENTE. Successo anche a Verona dell'iniziativa nazionale. Obiettivo da centrare: 10mila adesioni entro luglio. «L'acqua resti risorsa di tutti»

AMBIENTE. Successo anche a Verona dell'iniziativa nazionale. Obiettivo da centrare: 10mila adesioni entro luglio. «L'acqua resti risorsa di tutti»
Raccolto un fiume di firme Già tremila cittadini hanno sottoscritto l'appello per il referendum sostenuto in città da una quarantina di gruppi.

Sono già tremila i veronesi che, nel giro di due weekend, hanno firmato per chiedere un referendum nazionale contro la privatizzazione del servizio idrico. Una partenza in quarta: sintomo del timore dei cittadini per il rischio che un bene vitale come l'acqua possa essere trasformato definitivamente in una merce. Ma nonostante lo sprint iniziale, non si perde di vista l'obiettivo delle 10 mila sottoscrizioni entro luglio.
Questo infatti è il contributo che il Comitato veronese pro-referendum, nato da Acqua Bene Comune, vuole dare alla campagna promossa a livello nazionale dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua, grazie a cui in due settimane sono già state raccolte 250 mila firme: la metà di quelle necessarie per convalidare la richiesta del referendum (500 mila) e un terzo di quelle che il Forum vorrebbe raccogliere (750 mila), così da contare su un margine di sicurezza.
Ieri mattina, alla Cisl, l'iniziativa è stata presentata dai portavoce del Comitato Francesco Avesani, Gloria Adami e Silvia Caucchioli. A fare da «padrone» di casa, Massimo Castellani, segretario provinciale del sindacato. I rappresentanti sono andati a fondo della questione legislativa, presentando i tre quesiti referendari per cui, se l'obiettivo sarà raggiunto, i cittadini saranno chiamati alle urne nella primavera dell'anno prossimo. Si chiede l'abrogazione di tre norme: l'articolo 23 bis della legge 133/2008, che obbliga gli Ato (Ambiti territoriali ottimali) a passare in gestione a società miste con capitale privato al 40 % entro dicembre 2011; l'articolo 150 del decreto legislativo 152/2006, per cui l'affidamento del servizio idrico può avvenire solo tramite gara, aprendo la gestione anche a società private; l'articolo 154 dello stesso decreto, comma 1, che consente al gestore di aumentare la tariffa fino al 7 %, senza vincoli sulla qualità del servizio.
Nella nostra città, come sta avvenendo in tutta Italia, la mobilitazione contro la privatizzazione dell'acqua coinvolge molti gruppi: una quarantina quelli inseriti nel Comitato per il referendum. Solo per citarne alcuni: dalle associazioni ambientaliste, come Legambiente, Wwf, Amici della bicicletta, ai sindacati, quali Cisl e Cgil; dalle organizzazioni in difesa dei consumatori, per esempio Adiconsum, Federconsumatori, il Movimento e la Lega dei consumatori, alle cooperative, come La Genovesa, La Rondine ed El Ceibo. Passando per realtà benefiche come Il Germoglio e Libera Verona. «Se non altro, contro la privatizzazione dell'acqua sta avvenendo una levata di scudi grazie alla quale, forse per la prima volta, le associazioni locali si uniscono in una grande rete, al di là delle competenze e degli orientamenti di ciascuna», commentano i portavoce. «Anche la Cisl ritiene improprie queste norme», aggiunge Castellani, «e la "scusa" che non si privatizza l'acqua ma solo il suo trasporto è una sciocchezza. I Paesi, come la Francia, che hanno ceduto alla privatizzazione stanno già facendo inversione di rotta a causa degli smisurati aumenti delle tariffe».
Per statuto, il Comitato è apartitico. Ma, a parte, si è costituito un gruppo di sostegno al quale hanno aderito Sinistra Critica - Rifondazione Comunista, Sinistra Ecologia e Libertà, Verona 5 Stelle - Verona Provincia Virtuosa, Movimento 5 Stelle beppegrillo.it, i circoli del Partito Democratico di Verona, Valeggio sul Mincio e Isola della Scala.
Lorenza Costantino

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