A settantanni dalla fondazione dei vigili del fuoco. Tante parole ma pochi soldi. Straordinari mai pagati, e poco personale

Trenta settembre, 70° anniversario della fondazione dei vigili del fuoco. Tutta Italia festeggia, i pompieri no.
Doveva essere il giorno in cui il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano consegnava, nel cortile del Quirinale, due medaglie d'oro alla bandiera del corpo nazionale dei vigili del fuoco e una terza alla memoria del capo squadra Marco Cavagna, deceduto nei giorni del sisma in Abruzzo scavando tra le macerie, nel disperato tentativo di estrarne persone ancora in vita.
Festa è stata, ma solo a metà. Sicuramente non hanno gioito i vigili del fuoco del sindacato RdB CUB, che tra le 10 e mezzogiorno contromanifestavano, nei pressi della prefettura, per esprimere il loro dissenso per quella che definiscono un'autocelebrazione da parte di chi amministra il Corpo nazionale e di chi governa il Paese, e per illustrare la situazione in cui sono costretti ad operare. Questa però non è stata un'iniziativa a livello locale. In tutte le principali città italiane si sono tenuti sit-in di protesta per difendere la categoria.
«Mentre lo Stato italiano ci premia per le nostre innumerevoli e meritevoli azioni ed esalta il ruolo del corpo nazionale, il governo continua a tagliarci i fondi. Solo grazie a turni massacranti, continui straordinari, che non assicurano il necessario recupero psico-fisico dei vigili del fuoco e che rischiano di mettere a repentaglio la sicurezza di tutti, oltretutto retribuiti dopo mesi se non dopo anni, riusciamo a garantire il soccorso». Questi e molti altri i motivi, spiegati dal rappresentante sindacale, Antonio Jiritano, in una lettera a Napolitano, per il «no» all'invito alla cerimonia di stato. «Contrariamente ai proclami, in questo Paese non si investe in sicurezza: si preferisce indirizzare risorse a mille organizzazioni di protezione civile e di volontariato efficaci per la comunità se di supporto ad un corpo nazionale vigili del fuoco, istituito appositamente e strutturato per rispondere efficacemente e capillarmente sul territorio. Con un contratto di lavoro scaduto da due anni, questa medaglia rischia di essere vanificata. Ai vigili del fuoco servono scelte concrete, risorse vere, mezzi adeguati e formazione per continuare ad assicurare la salvaguardia degli italiani».
Il corpo nazionale dei vigili del fuoco è composto da 6.511 uomini, che effettuano ogni giorno su tutto il territorio italiano oltre 2.000 interventi di soccorso tecnico urgente. Il sindacato RdB chiede allo Stato organici adeguati per poter svolgere il proprio lavoro senza rischi (mancherebbero infatti 15.000 unità, di cui 95 nella provincia veronese). Reclama più mezzi a disposizione e riconoscimenti delle indennità a carico dello stato, e non dei lavoratori. Pretende il rinnovo di un contratto di lavoro scaduto ormai da due anni e il pagamento di tutte le ore di straordinario effettuate per calamità o emergenze nel paese. Si scaglia invece contro la spettacolarizzazione delle calamità che troppo spesso i media tendono a fare e contro quei politici che con le imprese dei pompieri fanno propaganda governativa.
«A volte servirebbero meno medaglie e più gesti concreti per tutelare la categoria dei vigili del fuoco» dicono i pompieri. Un corpo che è sempre stato in prima linea.