25 APRILE. Celebrazione della Liberazione e omaggio a coloro che tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945 scelsero di riaffermare il valore della persona umana
«Salvarono l'onore di un popolo»
«Educhiamo i giovani perché non perdano i valori della nostra tradizione». Il ricordo di Alfeo Guadagnin e Giovanni Zonta
Un invito all'impegno e al perseguimento della verità rivolto alle giovani generazioni, il ricordo di Alfeo Guadagnin, primo antifascista bassanese, e un saluto commosso allo storico presidente dell'Anpi locale Gianni Zonta, venuto a mancare qualche mese fa. Così Bassano ha celebrato ieri la festa della Liberazione, e così, nel suo ultimo discorso da amministratore, il sindaco Gianpaolo Bizzotto ha reso omaggio ai tanti che, tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, «messi davanti ad una drammatica alternativa», scelsero di riaffermare il valore della persona «rischiando la vita e i beni».
Sono state anche quest'anno le parole del primo cittadino a porre il sigillo alle cerimonie. A sessantaquattro anni dalla riscossa della nazione italiana e dalla vittoria sui nazifascisti, gonfaloni, bandiere e gagliardetti sono tornati in centro storico. I rappresentanti delle istituzioni, le forze dell'ordine e i portabandiera delle associazioni combattentistiche e di volontariato ancora una volta hanno reso onore a chi «pagò per sé e per gli altri, salvando l'onore di un popolo». Con loro anche esponenti dei partiti, SINDACATI, gruppi autonomi e ragazzi. Unitisi al corteo guidato dal sindaco, dall'assessore provinciale Nives Stevan e dalla consigliera regionale Mara Bizzotto, hanno assistito, al termine della messa celebrata nella chiesa di San Francesco, alla deposizione di una corona d'alloro sull'ara ai caduti di piazza Garibaldi e sotto la lapide dedicata ai martiri della Libertà in viale dei Martiri e si sono poi diretti in via Matteotti per ascoltare la commemorazione. E proprio mentre dalla strada giungevano le voci dei ragazzi dei collettivi che intonavano i canti della lotta partigiana, Bizzotto dava inizio alla sua orazione. Un discorso ampio, in cui si è parlato dell'educazione delle nuove generazioni e si è paventato il rischio di una perdita dei valori «della nostra tradizione greco romana cristiana» ma in cui si è anche sottolineato il sacrifico dei partigiani, degli internati che si rifiutarono di confluire nella Repubblica sociale e dei resistenti morti per non aver ceduto «all'orrore delle torture, delle rapine, dell'alleanza con la dittatura del razzismo e del genocidio».
«La preoccupazione degli amministratori è vedere che non ci sono agenzie educative in grado di preparare i giovani ai principi della vita sociale - ha esordito -. In una società multiculturale i fondamenti della nostra tradizione rischiano di venire spazzati via. Un grande studioso dell'Islam scrisse che l'integrazione si fa sui banchi di scuola, pretendendo che i figli degli immigrati apprendano i fondamenti della cultura del paese che li ospita». Principi che Bizzotto ha chiamato libertà, giustizia e pace, che «per gli uomini della Resistenza valevano il sacrificio della vita» e che dovrebbero ancora essere insegnati nelle scuole. Anche chi, come l'uomo d'oggi ha la pancia piena deve infatti continuare a «resistere contro la dittatura dolce della dimenticanza, della vanità, dell'individualismo e del denaro» e badare a non cedere alla «menzogna», il male che, ha lasciato intendere il primo cittadino, alimentò i due grandi totalitarsimi del secolo scorso: quello nazista e quello sovietico. Regimi contro cui si scagliarono intellettuali come il russo Solzenicyn e il tedescoWiechert, ampiamenti citati nell'orazione di Bizzotto.
«La strada verso il disastro è fatta di lenti scivolamenti verso il basso - ha rammentato -. Si comincia con l'abbandonare la fatica della documentazione, della riflessione critica sui fatti. Si trascura la diligenza del proprio impegno civico, si tollera la piccola corruzione. Non ci si alza in pubblico a contestare i mentitori e così, un po'per volta la fibra morale di un popolo marcisce». Il primo cittadino ha rivolto un pensiero al primo resistente bassanese, Alfeo Guadagnin. Un piccolo imprenditore che pagò con la vita la sua scelta antifascista e di cui oggi resta memoria nell'intitolazione della piazzetta adiacente al municipio.
«Bassano può stare con dignità nel mondo - ha concluso il sindaco- perché gli orrori e le viltà di molti suoi cittadini furono riscattati da uomini come Guadagnin». C.Z.