Voucher, anche per cassaintegrati e lavoratori in mobilità

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Dopo la sperimentazione di due anni fa a Treviso ed in altre province (con risultati modesti) e quella più ampia sulla vendemmia 2008 con successivo ampliamento a tutte le attività agricole, per i voucher si delimitano nuovi e più ampi ambiti d'impiego.

Si allarga infatti la platea dei potenziali interessati: oltre ai pensionati e agli studenti si aggiungono le casalinghe e, in via sperimentale, da quest'anno anche i cassaintegrati ed i lavoratori in mobilità.
A commissionare il lavoro possono essere le famiglie, le aziende, comprese quelle familiari, gli imprenditori agricoli e, in alcuni casi, enti senza fini di lucro ed enti pubblici.
I lavori svolti con il voucher devono essere occasionali di tipo accessorio, svolti saltuariamente e non possono superare una retribuzione di 5 mila euro all'anno per ogni datore di lavoro (per i cassaintegrati e i lavoratori in mobilità questo limite è ridotto a 3 mila euro).
L'obiettivo è quello di far emergere una parte del lavoro nero che impera in questo tipo di attività. I voucher infatti determinano la copertura sugli infortuni (presso l'Inail) e quella previdenziale con l'Inps.

In Veneto i voucher hanno avuto la prima sperimentazione, nel 2007, in provincia di Treviso. I risultati furono modesti in quanto l'uso dei voucher doveva fare i conti con procedure burocratiche troppo complicate e tali da scoraggiarne la richiesta. Nel 2008 il governo ha avviato una seconda sperimentazione, questa volta su scala nazionale, in occasione della vendemmia: contestazioni a valanga sui risultati effettivi dell'operazione anche nella nostra regione.

I dati Inps (alla data del 23 giugno scorso) indicano in circa 210 mila i voucher acquistati presso le sue sedi venete, per il 97% del valore di 10 euro (1 ora di lavoro). Sono state "acquistate" così circa 240 mila ore di lavoro che hanno remunerato i lavoratori così occupati per un totale di poco meno di 1,8 milioni di euro e con il versamento agli istituti assicurativi di circa 600 mila euro.

Le province venete che ne hanno fatto più uso sono quelle della produzione di vini: Treviso (140 mila ore) e Verona (62 mila ore). Impatto prossimo allo zero invece a Belluno (49 ore) e Rovigo (1.500). Nel veneziano successo discreto nell'area orientale (10 mila ore), scarso nella rimanente parte della provincia (2.400 ore).

Per Onofrio Rota, segretario della Fai Cisl, settore dell'agricoltura "l'allargamento dei soggetti che possono essere messi al lavoro con i voucher può determinare una ulteriore destrutturazione dell'occupazione in agricoltura a scapito del lavoro dipendente. Non si tratta solo di una questione salariale ma anche, e soprattutto, di un problema di protezione sociale, il lavoro con voucher non prevede infatti la maturazione ad esempio della indennità di disoccupazione agricola".

Per evitare che questo strumento, introdotto per far emergere il lavoro nero, si trasformi in un'arma letale per il lavoro regolare nelle campagne le organizzazioni sindacali di Cisl, Cgil e Uil del settore hanno già chiesto alle associazioni imprenditoriali Confagricoltura, Coldiretti e Cia del Veneto un incontro per stabilire regole comuni per incentivare le buone prassi nell'uso dei voucher.

allegati:
Tabella Cisl Veneto: voucher in Veneto al 23 giugno 2009. Fonte Inps

Vademecum voucher. Ministero del Lavoro - Inps.

per maggiori informazioni vai a: Governo Italiano, dossier voucher

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