Vitali (Fim): sull’accordo Fiat più polemiche che informazione

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"Parliamo di malattia. Si è detto che con l'accordo di Pomigliano, prima, e di Mirafiori, poi, i lavoratori hanno perso il diritto di ammalarsi. E' una delle balle più colossali che la Fiom abbia raccontato e, dietro a lei, molti organi di informazione che non hanno nemmeno avuto la voglia di leggersi quanto dicono gli accordi stessi". E' così, con tranquilla veemenza, che si esprime Bruno Vitali, quando entra nel merito dei punti che riguardano le condizioni di lavoro dei dipendenti Fiat.

Il dirigente della Fim Cisl responsabile per la Fiat, parla, come si dice, con cognizione di causa, avendo partecipato in prima persona a tutta le vicende sindacale dei due stabilimenti che si sono concluse, entrambe, con un referendum tra i lavoratori dove i Sì all'accordo hanno prevalso.

" Non si è leso certamente un diritto nel caso di Pomigliano" dice  Vitale riferendosi al fatto che si previsto il pagamento della quota di integrazione aziendale per le giornate di malattia quando  arrivano mille certificati in occasione delle partite di calcio oppure quelle che coincidono con scioperi organizzati da piccoli sindacati. Il sindacalista della Cisl si riferisce alla pratica in uso che, a fronte della proclamazione di uno sciopero per un qualsiasi motivo da parte di una delle tante sigle autonome, pochi lavoratori vi aderiscono ma molti si mettono in malattia."Non ci sembra che sia stato leso questo diritto nemmeno a Mirafiori dove si è stabilito che sopra una certa soglia di assenza (6%, oggi è del 7,5%, quando nella metalmeccanica torinese è del 4%) chi  fa malattie brevi che si attaccano ai giorni di festa, non prende l'integrazione pagata dall'azienda ne primo giorno di assenza. E questo non vale per tutti ma per chi questo tipo di assenza per malattia lo ha già fatto altre due volte nei 12 mesi precedenti. Vale per tutti, impiegati compresi, ma non per chi ha malattie gravi. Ma i diritti non sono stati lesi nemmeno per quello che riguarda le pause e lo sciopero mentre è migliorata la parte salariale".

Vidali parla di Fiat ai dirigenti della Fim del Veneto perché, motiva il segretario Michele Zanocco, i problemi che si sono affrontati vanno ben oltre i confini della multinazionale italiana dell'auto. Come minimo per il fatto che "le politiche industriali in Italia sono state lasciate nelle mani delle imprese e del sindacato. La politica, il governo non ci sono. Dobbiamo farcele tra Parti Sociali. Marchionne non ha chiesto, per investire, interventi pubblici, ma garanzie produttive".

Di questo valore emblematico del caso Fiat ne parla anche Franca Porto "l'immagine che è arrivata della vertenza e dell'accordo è distorta. Sia nei contenuti sui quali anche in Veneto ci impegniamo a dare una corretta e completa informazione ai lavoratori ma anche sulle ragioni dell'accordo che si riassumono in una: mantenere il lavoro. Nel Veneto il sindacato ha sempre privilegiato nella sua azione la conservazione del lavoro, anche con rinunce (ma quelle vere) ad alcune conquiste e a chi ci chiede se l'esempio Fiat può essere trasferito da noi rispondiamo che è successo esattamente il contrario. Turni, limitazioni agli scioperi, interventi per migliorare la produttività. pause, ecc. sono da anni oggetto di contrattazione aziendale anche nelle grandi fabbriche".