Vertenza Glaxo: avanti, ma con giudizio

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L'accordo dell'11 giugno scorso con la GSK è un buon risultato, confermato anche da un referendum tra i lavoratori (85% sì) che va però consolidato. La pensano così alla Femca Cisl di Verona in vista dell'appuntamento romano al Ministero dello Sviluppo Economico che si attende per fine giugno.
Il salto del Centro Ricerche GSK (circa 500 lavoratori ad alta specializzazione) nella Aptuit, che dovrebbe concretizzarsi il prossimo primo luglio con la formalizzazione della cessione del ramo d'azienda, non deve essere un salto del buio. "In effetti- precisa Ivana Dal Forno- avevamo tre obiettivi in testa: mantenere l'integrità del Centro, salvaguardare occupazione e retribuzioni, garantire un futuro all'attività di ricerca scientifica. Sui primi due i risultati sono completi. La nuova proprietà, l'Aptuit (multinazionale USA nata nel 2004 e controllata da Welsh, Carson, Anderson and Stowe con AD Timothy C.Tyson, ex dirigente GSK) prenderà per intero tutto il Centro e tutti gli addetti con la garanzia del mantenimento delle retribuzioni in atto. Sul terzo, che è poi il più importante sul piano della qualità scientifica, il risultato va completato. Ci hanno dato garanzie di stabilità occupazionale per i prossimi 3 anni, ma vogliamo che venga salvaguardata anche la ricerca scientifica di base".
In effetti le preoccupazione sindacali nascono dal fatto che Aptuit, che opera nel campo dell'ottimizzazione e nello sviluppo del processo di produzione dei medicinali per gli innovatori nella biotecnologia e nella farmacia per le grandi multinazionali del farmaco, non fa ricerca scientifica di base. La multinazionale è infatti una CRO (Contract Research Organisation) che offre "servizi" per la fase di sviluppo preclinico dei farmaci (drug development). Un modello di organizzazione orientato all'esternalizzazione delle attività che si sta diffondendo in tutto il settore farmaceutico (si prevede +8,4% del fatturato annuo dell'Industria CRO)
"Il Piano Industriale che ci è stato illustrato da Aptuit - prosegue la Segretaria della Femca di Verona- è ambizioso e necessità, almeno nella sua fase di avvio, di sostegno da parte di GSK: sostegno inteso come affidamento di commesse di ricerca.. Ci aspettiamo quindi qualcosa di più concreto al prossimo incontro al Ministero. Pertanto, dal confronto nazionale al tavolo Interministeriale a conclusione della vertenza, ci si attende un impegno specifico in tal senso da parte di GSK oltre ad auspicare che anche il Governo metta in campo strumenti che favoriscano le condizioni per il mantenimento della ricerca di base nel campo delle Neuroscienze presso il Centro Ricerche di Verona. Le recenti dichiarazioni ottimistiche del ministro Sacconi potrebbero rappresentare che qualcosa in più si è concretizzato, e noi auspichiamo sia così".
Ma la vicenda Glaxo Verona non finisce qui. L'azienda ha in essere progetti di riorganizzazione dei servizi e utilities volti a risparmio sui costi del 20%. Questo significa rischio di esternalizzazione di alcuni servizi (ingegneria, gestione impianti termo-tecnici, centro stampa, sorveglianza, centralino, officina meccanica ed elettrica ecc.) dove sono occupati circa 120 dipendenti. Inoltre, la prospettiva a breve di un futuro con farmaci a scadenza di brevetto e la scarsa presenza di nuovi farmaci GSK, mette a rischio anche il lavoro degli Informatori Medici del Farmaco, attualmente circa un migliaio su tutto il territorio italiano, con conseguente probabile loro "ristrutturazione". Su tutti questi fronti è impegnato il sindacato che preme sull'azienda affinché apra un confronto sugli assetti organizzativi e occupazionali futuri.

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