Verona: Glaxo, tutti pazzi per un 3 per cento

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La seconda multinazionale dell'industria farmaceutica del mondo, la Glaxo SmithKline, taglia 3-4 mila posti di lavoro, in gran parte di ricercatori scientifici, perché l'utile effettivo, rispetto a quello atteso per il 2009 (più 14%) è solo del + 11%. I 3 punti in meno hanno scatenato evidentemente l'ira del CdA e degli azionisti.
Come un bambino viziato che si arrabbia perché trova la calza piena sì di dolcetti, ma non fino all'orlo, i vertici della Glaxo che amministrano 33 miliardi di euro di fatturato e vendono quasi il 6% di tutti i farmaci del mondo, hanno semplicemente deciso che la calza deve per forza essere piena e quindi basta tagliarnr l'orlo che avanza.
Il loro capo, Andrew Witty, forse per non apparire troppo egoista, ha dichiarato qualche giorno fa al Telegrafh di non aver "annunciato tagli di posti di lavoro" ma che la decisione di cessare a ricerca nelle neuroscienze avrà come conseguenza semplicemente il fatto "che si svuota qualche edificio".
La decisione della GSK, se portata a compimento, significherà per lo stabilimento di Verona la perdita secca di 550 ricercatori, più un altro centinaio di lavoratori che operano nei servizi collegati al Centro Ricerca. " Ma siamo preoccupati anche per il resto degli occupati- ci dice Ivana Dal Forno, segretaria della Femca Cisl di Verona - già da un anno infatti l'azienda ha annunciato di voler esternalizzare tutte le utility (dai servizi di mensa alla portineria) che danno lavoro a circa 130 dipendenti. Abbiamo chiesto di discutere su questa scelta perché siamo certi che, nel caso nostro, la esternalizzazione costerà di più della gestione diretta, ma non abbiamo ricevuto alcun riscontro."
Timori poi gravano anche per lo stabilimento produttivo: gli antibiotici che si fanno non rappresentano il futuro in questo tipo di farmaci.
Per Massimo Castellani, segretario della Cisl scaligera, c'è molto di più in gioco.
La chiusura del Centro Ricerche della Glaxo che, tra l'altro è stato riconosciuto come Centro di Eccellenza nella ricerca sui farmaci collegati alla cura delle malattie della mente, significherebbe anche la perdita di competenze scientifiche di primissimo livello e di un presidio unico del suo tipo in Italia. Ecco perché, nelle strategie del sindacato si va ben oltre alla questione locale. "Stiamo lavorando per coinvolgere la comunità italiana dei ricercatori e degli scienziati. Dopo la fuga dei cervelli all'estero ora dobbiamo anche contrastare anche la fuga delle strutture di ricerca - sottolinea Castellani e, aggiunge la Dal Forno, che "il problema non è solo veronese ed italiano ma coinvolge tutta l'Unione Europea. La Glaxo vuole abbandonare la ricerca scientifica in tutta Europa e sta chiudendo anche i centri che ha in Francia, Regno Unito, Polonia e Croazia, oltre che quello in Canada. Nella stessa intervista al Telegraph, Witty dice che la decisione di cessare le ricerche sulla depressione, il dolore e l'ansia è dovuta al fatto che sono troppo costose ed ad alto rischio ma non è proprio così, proprio sulla ricerca sul dolore la GSK sta aprendo un centro in Cina". Da qui anche l'impegno sindacale di portare il dossier GSK a livello delle istituzioni europee mentre per il prossimo 24 e 25 febbraio è previsto una riunione del CAE, il Comitato Aziendale Europea della GSK a Parma. La chiusura del Centro Ricerche della Glaxo è, per la Cisl, semplicemente inaccettabile.

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