Veneto: sempre più licenziamenti. Record negativi a Belluno e Treviso.

Il report di aprile 2009, pubblicato da Veneto Lavoro, conferma che l'impatto della crisi sull'occupazione regionale è ancora forte e per niente in controtendenza. E non si tratta solo dell'ulteriore sostanzioso aumento delle ore di Cig che il mese scorso ha battuto, con 5 milioni e mezzo di ore autorizzate, ogni precedente record sul mese, ma anche degli inserimenti nelle liste di mobilità a seguito di licenziamento. In altre parole: sono in aumento i licenziamenti.
Nei primi quattro mesi sono, tra individuale e collettivi, quasi 12 mila (ma mancano i dati di aprile di Vicenza). Lo scorso anno, dove pure negli ultimi tre mesi la crisi aveva cominciato a far lievitare i numeri, le risoluzioni del lavoro seguite dall'inserimento nelle liste di mobilità, erano state da gennaio a dicembre meno di 20 mila.
La provincia più colpita dai licenziamenti è quella di Treviso con 2.907 casi di cui 2.202 individuali, tipici della piccola azienda. Segue Padova con poco meno di 2.400 risoluzioni del rapporto di lavoro e Vicenza:1.813 licenziati a cui devono aggiungere quelli di aprile non ancora registrati.
In proporzione alla base occupazionale vanno male anche le province più piccole come Belluno 476 licenziati, più della metà più di tutti quelli registrati nel corso del 2008 e Rovigo con 555 lavoratori in mobilità rispetto ai 1.250 in tutto l'anno precedente.
I settori più colpiti sono quelli del manifatturiero per i licenziamenti collettivi (quasi 84 su 100 rispetto ai 77 su 100 del 2008) in particolare nei comparti della metallurgia e degli apparecchi meccanici e dei trasporti per i licenziamenti individuali (circa 9 su 100 rispetto ai 5 su 100 del 2008).

"Siamo ancora nel pieno della crisi- dice Franca Porto, segretaria della Cisl del Veneto- per quanto riguarda i suoi riflessi nella occupazione. Abbiamo lavoratori a casa da mesi e famiglie che vivono con redditi ridotti del 30-40%. Sono famiglie che hanno ricevuto da poco le salatissime bollette energetiche dello scorso inverno. I licenziati non hanno pi nemmeno visto il bonus familiare non avendo il sostituto d'imposta. Queste situazioni devono trovare un sostegno certo dai Comuni dove risiedono. Non è accettabile il passaggio dalle condizioni di vita di lavoratori seppure a basso reddito a quella di poveri. Prima della crisi si discuteva di come ridurre la povertà in Italia, nord e Veneto compreso, ora dobbiamo come minimo operare per non farla crescere".

Allegata tabella dati

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