Veneto: per le badanti in sanatoria senza codice fiscale, niente cure sanitarie

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Sono migliaia i lavoratori domestici stranieri che, pur pagando regolarmente i contributi assicurativi e sociali non hanno diritto a beneficiare del Servizio Sanitario Nazionale. E' uno dei paradossi della sanatoria per colf e badanti disposta dal governo lo scorso anno. Per la metà dei lavoratori, in gran parte donne, le procedure di regolarizzazione sono ancora in corso, ma ricevono comunque regolari fogli paga e vengono pagati all'Inps i contributi per l'assicurazione volontaria.
Diversamente da tutti gli altri lavoratori, non hanno però diritto alle cure sanitarie se non in casi gravissimi e comunque a pagamento. Lo denuncia Maurizio Cecchetto, segretario della Cisl del Veneto con delega all'immigrazione, in una lettera inviata agli assessori regionali Coletto (Sanità), Sernaggiotto (Servizi sociali) e Stival (Immigrazione).
Il tutto nasce da una circolare del Ministero degli Interni nega la tessera sanitaria a questi lavoratori in considerazione del fatto che, fino alla conclusione della procedura di sanatoria, non possono avere il Codice Fiscale, documento invece richiesto per il rilascio del tesserino.
L'incredibile inghippo burocratico condanna questi lavoratori a ricorrere, scrive Cecchetto "alle cure sanitarie solo in caso di emergenza" e quindi a beneficiare "di un bassissimo livello di tutela sanitaria che mette a repentaglio la loro salute (e capacità lavorativa) come quella delle famiglie presso cui sono occupati e, spesso, sono ospitati. Va sottolineato il fatto che per la metà dei casi il loro lavoro è quello di assistere persone anziane o comunque non autosufficienti, soggetti quindi particolarmente a rischio e per i quali è necessaria una attenzione costante".
La Regione può risolvere facilmente la questione e il dirigente della Cisl indica con precisione la soluzione nella "concessione della Tessera Sanitaria con la clausola del salvo buon fine (conclusione positiva della procedura di regolarizzazione) ed emettendo, se necessario, un codice fiscale provvisorio esclusivamente per fini sanitari". Da questo punto di vista nulla di nuovo: questa soluzione è già stata praticata in Veneto ed è in uso in altre Regioni proprio per questi casi.
"Siamo certi - conclude la sua missiva Cecchetto - che questa nostra proposta venga presa in considerazione per quello che è effettivamente: una conferma che la sicurezza e la salute dei lavoratori e delle persone che assistono altre persone, come quella di quest'ultime, è sempre al primo posto nella nostra azione sociale come nelle politiche della Regione".

In allegato:
Cisl Veneto. Iscrizione al SSN dei lavoratori stranieri (colf e badanti) oggetto di procedura di emersione ai sensi della legge 102/2009. Lettera agli assessori Coletto, Sernagiotto e Stival.