Veneto: occupazione ancora in discesa
I dati amministrativi, quelli cioè ricavati dalle registrazioni delle assunzioni e delle cessazioni dai Centri per l'Impiego del Veneto, sono chiari: nel biennio che va da al 1 luglio 2008 al 1 luglio di quest'anno il saldo è di - 94.000.
Ce lo dice la Bussola, pubblicazione curata dall'Osservatorio di Veneto Lavoro, di questo mese che presenta i dati sul mercato del lavoro regionale nel secondo trimestre 2010.
Un numero che però non corrisponde automaticamente ai posti di lavoro persi. Ma il bilancio per il lavoro dipendente in Veneto è sicuramente in negativo per almeno 80 mila posti di lavoro.
"Nel primo anno della crisi la perdita di posti di lavoro è stata più forte e più concentrata - spiega Bruno Anastasia che dell'Osservatorio è direttore- le aziende hanno risposto alla crisi non rinnovando i contratti a termine in scadenza e bloccando le assunzioni. Poi, nei mesi successivi, i suoi effetti sull'occupazione dipendente sono meno pesanti ma più diffusi e riguardano ad esempio i posti di lavoro occupati da contratti a tempo indeterminato che, in caso di pensionamento del lavoratore, non vengono rimpiazzati".
Per osservare meglio i danni al tessuto occupazionale (parliamo sempre di lavoro dipendente ad esclusione di quello domestico e dell'intermittente) creati dalla crisi, Anastasia invita a porre l'attenzione sui saldi di maggio, mese in cui il Veneto registra l'apice delle assunzioni (prendono avvio i contratti stagionali per diversi settori): + 80 mila nel 2008, + 30 mila nel 2009 e addirittura - 5.000 quest'anno.
La Bussola ci conferma un Veneto che, anche nel tempo della crisi, beneficia di un mercato del lavoro molto dinamico e flessibile con oltre un milione tra assunzioni e cessazioni all'anno. Nel dettaglio poi ci ricorda che sberle delle recessione più forti sono arrivate ai lavoratori stranieri (saldo negativo pari a - 20 mila), ai chi aveva contratti di lavoro a termine (somministrati e tempi determinati - 57 mila), ai dipendenti dell'industria in senso stretto (- 61 mila) e ai giovani sia italiani (- 30%) che stranieri (-28%).
Epicentro del terremoto occupazionale rimangono le province di Treviso (saldo - 21.000) e Vicenza (saldo - 19 mila): li dove si concentra l'industria manifatturiera, metalmeccanica e tessile, dedicata all'export.
In allegato:
La Bussola. Il mercato del lavoro veneto nel 2° trimestre 2010: i dati amministrativi. Luglio 2010