Veneto: la crisi non guarda in faccia nessuno

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l suicidio di un imprenditore artigiano, avvenuto pochi giorni a Padova, ultimo di una lunga catena (dall'inizio della crisi si contano 11 di questi casi), ci porta diritti al cuore dei problemi generati dalla recessione. Essa investe, proprio come fosse un autotreno lanciato a folle velocità, non solo le economie e le imprese ma anche le persone specie quelle la cui vita coincide con il lavoro, l'impresa e, spesso anche la famiglia. E' il caso di molti piccoli imprenditori artigiani.
Su questi aspetti, umanissimi, della crisi abbiamo intervistato Ferruccio Righetto, da 30 anni funzionario della Confartigianato e quindi profondo conoscitore di questo composito mondo che in Veneto raccoglie oltre 200.000 persone tra titolari e soci.

Chi sono, per quello che tu puoi sapere, queste persone, questi imprenditori artigiani, che si sono tolti la vita e quanto ha influito la crisi in corso su questa loro drammatica scelta?

Non sono degli alieni che arrivano da un altro pianeta: sono imprenditori inseriti profondamente nel tessuto sociale veneto che hanno vissuto la fase di sviluppo economico degli anni precedenti ponendo il lavoro come fattore di riscatto sociale per loro, per la famiglia e per i collaboratori (i dipendenti) che avevano a loro fianco. La profonda crisi attuale è arrivata come uno tsunami ed ha spazzato le antiche certezze.
L'artigiano è l'emblema del lavoro autonomo, quello fatto per conto proprio, della libertà d'impresa fatta persona. La crisi sembra però dimostrare che anche per questi lavoratori c'è invece bisogno di stare insieme, di avere vincoli solidali ...
Tra le varie certezze che vengono messe in discussione vi è certamente quella della frammentazione fine a sé stessa. Serve un approccio imprenditoriale che veda la "rete" (ossia i legami con il mondo esterno all'impresa) come fattore di sviluppo. In questo l'associazionismo artigiano è uno dei punti essenziali della "rete" in quanto portatore di valore aggiunto

Approfondiamo il discorso sulla crisi. Quali sono le imprese artigiane che più ne sono state colpite, anche sotto il profilo dei beni e della vita personale dei suoi titolari?
In primo luogo le aziende contoterziste sulle quali incombono le scelte produttive dei gruppi industriali. Come hanno dimostrato i nostri artigiani delle confezioni vengono a loro imposti prezzi per ogni capo incompatibili con l'applicazione corretta delle normative di legge e di contratto. L'impresa è costretta talvolta ad accettare prezzi cinesi anche ha costi aziendali propri del mondo occidentale. Ma altrettanti problemi vivono coloro che aspettano da mesi e mesi il saldo di commesse della pubblica amministrazione. Il caso più preoccupante è comunque quello dell'edilizia.
Nella piccola impresa, artigiana e non, un buon rapporto tra datore di lavoro e lavoratore dipendente è fondamentale perché l'impresa funzioni. Lo è anche in questa fase di crisi?
Il positivo rapporto tra piccoli imprenditori e dipendenti si è enormemente consolidato nell'arco degli anni e lo evidenzia la scelta di utilizzare gli ammortizzatori sociali in luogo del licenziamento. Scelta apparentemente priva di costo: in realtà continuano a correre i costi fissi e dopo quasi 18 mesi di crisi le aziende hanno il fiato corto...anzi...oramai senza fiato.
Quale opinione hai della crisi come fattore che opera una selezione delle imprese facendo sopravvivere le migliori intese come le più innovative, ecc.
.Ho avuto modo di verificare l'impatto delle diverse crisi che si sono succedute dagli anni 80. Mi sono fatto l'idea che non esiste una selezione naturale di tipo darwiniano. Paradossalmente oggi la preoccupazione incombe in maniera pesante sulle imprese che più si sono votate all'innovazione. Perché l'innovazione costa, i costi possono essere assorbiti solo attraverso una normale attività lavorativa remunerata correttamente dai committenti. Oggi nessuno di questi due fattori è presente.

Un ultima domanda: dal vostro punto di osservazione le cose stanno migliorando o al contrario ci sarà un peggioramento della situazione?

Vi sono alcuni elementi che possono spingere verso un cauto ottimismo: un utilizzo effettivo degli ammortizzatori sociali che sta lentamente calando mentre i buyers internazionali scommettono su una ripresa dal mese di settembre, come dimostrano le tensioni incipienti sulle materie prime. Peraltro stiamo ancora scontando le turbolenze finanziarie internazionali, non è ancora chiaro se è emerso tutto il marcio dei cosiddetti derivati. Probabilmente abbiamo toccato il fondo ma non sappiamo ancora se ci stiamo scostando di centimetri o di metri.

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