Veneto: la Fim affina il mestiere della contrattazione
La contrattazione aziendale è il piatto forte del sindacalismo cislino. Una visione del ruolo del sindacato che lega strettamente la sua azione alla singola azienda, in qualche caso ad un settore del lavoro circoscritto ad un ambito territoriale omogeneo (provincia, qualche volta regione).
La Fim, federazione dei metalmeccanici Cisl, ne è, storicamente, uno dei grandi protagonisti anche in Veneto dove lo sviluppo del settore industriale metalmeccanico, siamo negli anni ’70, è stato accompagnato da una consistente sindacalizzazione e pratica di contrattazione articolata, che è il principale spazio di azione dei rappresentanti sindacali di fabbrica.
Non a caso oggi il sistema della rappresentanza aziendale della Fim Cisl conta in Veneto su quasi 1.300 delegati (il 20% donne) eletti nelle RSU di 681 aziende.
Al gioiello di famiglia la Fim veneta dedica domani, venerdì 10 febbraio, una giornata di approfondimento (Il mestiere della contrattazione) con il suo gruppo dirigente, con l’obiettivo di comprenderne l’evoluzione sotto il profilo dei contenuti: cosa e come si è contrattato negli ultimi tre anni, quelli della crisi.
“La crisi- spiega Maurizio Geron, che aprirà i lavori di domani- ha certamente dettato una parte consistente dell’agenda della contrattazione aziendale. Dal 2009 al 2011 abbiamo discusso e concluso oltre 1.500 accordi per l’uso degli ammortizzatori sociali, accordi che hanno coinvolto quasi 60 mila lavoratori. Nello stesso tempo però ne sono stati sottoscritti anche molti per migliorare le condizioni di lavoro e di salario in molte aziende, specie in quelle non coinvolte pesantemente nella crisi”. A favorire questa seconda faccia della medaglia le migliori condizioni per la contrattazione determinate dall’accordo per la riforma del sistema contrattuale (2010) e la defiscalizzazione dei premi di produttività (2009). “Si sono liberati spazi nuovi, che hanno ampliato l’autonomia delle parti di decidere cosa e come fare in moltissime materie: dal welfare aziendale agli orari di lavoro, dalla retribuzione all’organizzazione del lavoro”.
Da una prima analisi degli accordi realizzati emergono alcune specifiche territoriali. In Polesine, ad esempio i premi di produzione aziendali sono spesso collegati alla presenza sul posto di lavoro. Premi che nelle aziende metalmeccaniche veneziane sono in molti casi correlati ai livelli professionali. Nel bellunese, forse sull’onda Luxottica, hanno preso piede quelli che comprendono un welfare aziendale (in genere relativo all’assistenza sanitaria integrativa) mentre a Verona ci sono significativi esempi di accordi sulle pari opportunità. Vicenza e Padova si contraddistinguono per la diffusa pratica negoziale sull’organizzazione del lavoro e degli orari.
Un quadro più preciso sarà fornito da Luca Romano, del centro ricerche LAN di Padova che ha curato per la federazione una prima ampia ricognizione sulla contrattazione aziendale nel settore. Sarà fatto anche un confronto con l’azione della Fim in Lombardia che sarà presentata da Giorgio Caprioli.
“Siamo convinti- conclude il segretario della federazione Michele Zanocco - che la contrattazione possa dare un contributo consistente alla ripresa produttiva del settore metalmeccanico veneto: possiamo infatti ottenere risultati concreti per aumentare la produttività e quindi la competitività delle nostre aziende e, di conseguenza, salvaguardarne l’occupazione e ridistribuire ricchezza tra i lavoratori”. In Veneto le mille Fiat ci sono già.