Terracciano (Fim NA): a Pomigliano serve investire anche sugli uomini
Intervista a Giuseppe Terracciano, 54 anni, di Acerra. Una vita trascorsa nelle lotte sociali, prima a capo del movimento studentesco all'Istituto da Vinci a Napoli, poi tra i disoccupati organizzati ed infine dal 1974 operaio alla Alfa Sud di Pomigliano D'Arco. Oggi è segretario della Fim Cisl di Napoli.
L'accordo ora c'è. La Fiat ha tutti gli strumenti necessari per garantire la piena produttività degli impianti. Ma non basta produrre tanto, bisogna anche produrre bene. E per fare questo servono gli uomini, dalla produzione di linea al management, passando per i capi. Come si è affrontato questo tema?
Nella lunga trattativa in particolar modo come Fim e Cisl abbiamo sostenuto che la questione Pomigliano non è solo quella di nuovi investimenti e della occupazione, che pure sono cose prioritarie a Napoli ed in Campania, ma che nel processo di innovazione tecnologica che porterà ad un modello diverso di organizzazione del lavoro, serve anche individuare un nuovo sistema di relazioni sindacali ed industriali.
Partiamo dal vertice
Pomigliano deve trovare il modo di rilanciare la funzione del capo del personale e deve fare scelte di decentramento delle decisioni. Se nasce un problema su un reparto non si può aspettare che risponda e lo risolva Torino o Detroit. Anche la Fiat deve riorganizzarsi e innovarsi nelle sue modalità di gestione direzionali che sono ancora quelle vecchie. Nel management non basta poi circondarsi da persone che dicono sempre di si.
Il corpo intermedio, i capi
L'azienda è cosciente che deve ripartire dalla struttura intermedia dello stabilimento. Che la scommessa sulla tecnologia e sull'organizzazione del lavoro non sono sufficienti se non si superano positivamente le carenze che ci sono in questo livello. Ha capi giovani, bravi, ma la cui preparazione va completata con un investimento culturale e formativo. Quella di valorizzare le risorse umane è la vera grande sfida che la Fiat deve affrontare. Anche qui deve investire molto.
Infine i lavoratori della produzione, gli operai
Noi lo abbiamo detto a Marchionne: se tutto quello che si sta mettendo in piedi si riduce al fare produzioni e non si offre anche al lavoratore la possibilità di sentirsi protagonista degli obiettivi da conseguire puntando decisamente a costruire nuovi relazioni industriali e sindacali ed un sistema partecipativo che non faccia sentire il lavoratore solo un numero di matricola ma piuttosto un compartecipe alla realizzazione di un prodotto e quindi al raggiungimento degli obiettivi di qualità e di efficienza del sistema, torniamo punto e a capo.
Corriamo il rischio di diventare una seconda Melfi dove l'unico obiettivo è la produttività.
Ovviamente questo ragionamento non è ben visto dalle altre sigle sindacali.