Stoppiglia: il sindacalista è educatore sociale

altalena

E' uscito in questi giorni "Piantare alberi, costruire aquiloni" il terzo libro, dopo Diario di un viandante e Camminando sul confine, di Giuseppe Stoppiglia, fondatore di Macondo, direttore della rivista Madrugada, per anni responsabile della formazione presso la Cisl in Emilia Romagna ed in Veneto. Vicentino di Pove del Grappa è stato parroco a Comacchio, operaio metalmeccanico ed educatore di adulti. Il libro è edito da Diabasis al prezzo di copertina di 12 euro.
Parlaci del tuo libro: cosa vuol dire piantare alberi?

Piantare alberi ha il significato della gratuità. Perché chi pianta alberi lo fa sapendo che qualcun altro, dopo di lui, ne raccoglierà i frutti o ne godrà l'ombra. E' il compito, che ognuno di noi ha, di pensare a chi verrà dopo: è il fare politica. Perché l'amore più gratuito che esista è quello politico.

Politica, amore per il prossimo e gratuità non sembrano oggi proprio concetti che vadano a braccetto. Ci spieghi meglio questo concetto?

L'amore politico è l'amore più gratuito perché opera per la crescita degli altri, della società, della comunità e le gratificazioni che offre non sono immediate, chi lo fa non le riceve l'equivalente. Ma la gratificazione, il riconoscimento arrivano dopo, nel procedere della crescita della comunità.
Se invece si fa politica per sé stessi o per i propri vantaggi non è più amore ma una semplice operazione. La politica per la comunità è invece un amore più grande di quello del padre per il figlio perché si rivolge appunto a tutta la collettività.

E poi c'è il costruire altalene...
I due pilastri che volevo far contare su questo libro sono appunto la gratuità e poi l'innocenza. L'altalena rappresenta l'innocenza cioè il bambino. Nel gioco, come quello con l'altalena, e nella relazione che c'è nel gioco il bambino arriva a darci la novità: quella dell'innocenza. E' l'innocenza che cambia la storia.

E' quindi un libro di formazione?
Di educazione, con un linguaggio poetico.
Quando il popolo ebreo era nel secondo esilio di Babilonia era molto scoraggiato, Gesù, tramite i profeti, gli mandò a dire: piantate alberi, seminate, fate figli. Ma come? disse il popolo, se siamo messi così male! Ma lui rispose: Fate così perché la vita è più forte della morte, la vita è più forte del male. Dunque se una persona ama la sua vita non può non amare quella che verrà. Ecco il titolo del libro.

In cosa si concretizza il costruire altalene?
Nell'avere un rapporto di relazione con il bambino. Ti faccio un esempio. Al posto di dargli i giocattoli diamogli relazioni, giochiamo con lui. Costruire altalene è l'immagine che ho avuto una domenica mattina a Bassano mentre andavo a prendermi un giornale. C'era un papà che aveva la bambina sull'altalena e, mentre con una mano spingeva l'altalena, con l'altra teneva in mano la Gazzetta che leggeva. Quell'uomo si troverà ad avere il giornale ma non la figlia. Con i figli invece bisogna relazionarsi, non basta proteggerli e curarli.

La politica sembra però molto lontana da questa idea di costruire il futuro con generosità
Oggi prevale una cultura che nel libro descrivo come quella del individualismo proprietario. Prevale il diritto individuale rispetto al patto di solidarietà. E' la fedeltà al patto solidale che fa crescere invece la comunità. Prendiamo il caso del sindacato: non nasce perché c'è un diritto individualistico ma come patto di solidarietà per combattere l'oppressione
Ma pensiamo ad una bella città, dove i bambini hanno spazi per giocare ed i vecchi luoghi per camminare. Queste cose ci sono perché è la comunità che le ha volute e create, non certo perché si sono sommati tanti diritti individuali.

Quando hai scritto questo libro a quale  lettore pensavi?
Al genitore, all'adulto, all'educatore. Anche al sindacalista che è un educatore. Io definisco il sindacalista come educatore sociale e sono convinto che se un delegato, un rappresentante sindacale, smette di fare l'educatore non è più un sindacalista. Non basta essere il difensore dei diritti, l'avvocato dei poveri, bisogna essere anche creatori di una comunità.