Sorgi (Presidente Inas): in Veneto un esperimento di nuovo patronato
Tempo di bilancio per l'Inas Cisl del Veneto. I responsabili delle 7 sedi provinciali dell'ente di patronato e delle Unioni Territoriali che fanno riferimento al sindacato di Bonanni si sono ritrovati questa mattina a Vicenza, in una riunione del CRI (Comitato Regionale Inas) assieme ai loro dirigenti regionali e nazionali per tracciare un resoconto del lavoro svolto nel 2010, puntualizzare la situazione nei primi mesi dell'anno in corso e, soprattutto delineare le linee d'azione per i prossimi mesi.
Il punto sul Veneto è stato fatto da Stefano Boscarin, coordinatore regionale dell'Inas Cisl che conta su 85 operatori distribuiti in 49 zone territoriali. Nel 2010 sono state realizzate circa 110 mila pratiche di assistenza sociale, solo per il 40% riconosciute dalla legge anche ai fini della suddivisione delle risorse del Fondo Patronati (l'assistenza svolta da questi enti infatti è, per legge, gratuita verso i cittadini che ne fanno uso). E' l'effetto congiunto di tre fattori: da una parte stanno calando, per effetto delle riforme, il numero di domande di pensione mentre,dall'altra, aumentano le pratiche per accedere agli ammortizzatori sociali per effetto della crisi; infine l'Inps ha assegnato completamente ai patronati la gestione diretta del rapporto con pubblico in diverse assistenze, dalle domande di disoccupazione a quelle di invalidità civile.
Su queste nuove condizioni dell'attività dei patronati sindacali abbiamo intervistato il Presidente dell'Inas Cisl Antonino (Nino) Sorgi, che è intervenuto ai lavori del CRI.
La crisi con i nuovi bisogni di tutela sociale, in nuovi obblighi di assistenza assegnati ai patronati, la riduzione progressiva delle domande di pensione per lavoro, stanno cambiando, e in che modo, la tradizionale attività dei patronati?
Il lavoro del patronato sta cambiando e cambierà ancora di più nei prossimi anni. Prendiamo il campo pensionistico: con il passaggio, oramai quasi completato, dal sistema retributivo e misto a quello contributivo l'attenzione del patronato deve spostarsi, ad esempio, verso la previdenza complementare. Abbiamo sempre nuove frontiere dei bisogni sociali che vanno oltre le semplici domande di pensione: i giovani, le famiglie, gli immigrati. Ma per svolgere al meglio il compito che ci viene affidato dalla legge vanno modificati i meccanismi di riconoscimento e ripartizione dei contributi per il nostro lavoro. Sto parlando del cosiddetto "paniere" che dice quali pratiche vengono ci vengono pagate. Il paniere va rivisto: non si tratta di avere più soldi ma di ripartirli in modo diverso, allargando il ventaglio delle assistenze remunerate inglobando ad esempio l'assistenza verso la previdenza complementare e quella nei confronti degli immigrati.
Il patronato quindi si candida a gestire il bisogno di tutela anche per il futuro?
E chi meglio del patronato può farlo salvaguardando anche il diritto alla gratuità? Abbiamo professionalità consolidate (i nostri operatori devono conoscere almeno 600 diversi dispositivi di legge), una rete territoriale flessibile in grado di fare da interfaccia ai processi di federalismo in atto (che hanno risvolti anche nel welfare), non abbiamo finalità di lucro o di arricchimento e siamo controllati e dobbiamo rendicontare le cose che facciamo.
Il segretario Bonanni ha accennato però al fatto che, durante la discussione della manovra finanziaria, si sarebbero minacciati interventi per tagliare le risorse per i patronati...
Questa è una costante da molti anni. Si gioca alla cieca senza badare agli effetti. I patronati hanno già pagato con la precedente manovra: 90 milioni di euro in meno in tre anni. Non credo però che sia percorribile la strada di far pagare la tutela ai 10 milioni di cittadini che si rivolgono ogni anno ai principali patronati. E' una scelta di politica sociale di non poco conto. Se viene cancellato il Fondo Patronati l'attività di assistenza (di cui c'è sempre più bisogno, come abbiamo visto) dovrà essere pagata da chi la richiede, e chi ne fa più domanda sono coloro che più hanno bisogno di aiuto sociale.
Veniamo più direttamente all'Inas. Quali sono i rapporti di collaborazione tra il Patronato e la sua associazione sindacale di riferimento, la Cisl?
La collaborazione tra patronato e organizzazione madre deve partire dal presupposto che noi dobbiamo operare secondo le regole previste dalla legge. Non si possono mescolare i sistemi organizzativi e le modalità operative. La rigidità della legge forse a volte non ci può andare bene ma, ad esempio, ha impedito che ci fosse una proliferazione incontrollata dei patronati (sono 28 quelli riconosciuti).
Ci sono progetti particolari per il Veneto?
Ci stiamo pensando e parlando. La vostra regione potrebbe essere la sede per sperimentare una nuova dimensione del patronato dove si comincia a praticare l'innovazione nella tutela. L'Inas del Veneto è attrezzato per fare questa sperimentazione. Ha una situazione di bilancio positiva, c'è un gruppo dirigente giovane ed una Cisl coinvolta.