Soave (VR) . Amianto: il peggio deve ancora arrivare
"Ci aspettiamo un picco di mesoteliomi e di altri tumori ai polmoni tra 10-15 anni, con una coda fino al 2040". E' questo il parere dei medici che si occupano specificatamente delle malattie prodotte dall'amianto. Per il dott. Enzo Merler, responsabile del Registro Veneto Mesoteliomi presso la ASL di Padova, una carriera professionale impegnata su questo fronte è oramai chiaro, scientificamente provato che "senza amianto in Italia non ci sarebbe mesotelioma". Se è vero che le prime denunce sulle malattie provocate dalle fibre di questo minerale risalgono agli anni '60 il dott. Roberto Riverso, magistrato del lavoro a Ravenna ha voluto leggere un documento del 1909, stilato quindi quando regnava Vittorio Emanuele III miscela di cemento- alluminio che già indicava il rischio di malattie gravi per chi lavorava con le polveri di minerale, tra le quali l'amianto. Un convegno, quello organizzato dalla Cisl del Veneto e di Verona, a Soave su Amianto: le persone, i numeri, i diritti e le malattie professionali correlate, che ha messo insieme alcuni tra i maggiori esperti in questa materia sia sotto il profilo giuridico che legale, medico e sanitario. Voci autorevoli che hanno ripercorso la vicenda amianto in tutti i suoi aspetti per un pubblico che raccoglieva operai ex esposti, operatori del patronato Inas, delegati e sindacalisti dei settori produttivi più a rischio, avvocati. L'iniziativa ha trovato il patrocinio dall'Ordine degli Avvocati di Verona e dall'Associazione Giuslavoristi Veronesi. Il dott. Mario Gobbi, dello Spisal di Verona, ha presentato il lavoro di ricerca e prevenzione realizzato nella provincia scaligera i cui lavoratori hanno dato un contributo di vite perdute non indifferenze: dal 1984 al 2008 ben 131 sono stati quelli operati di mesotelioma ma gli ex esposti sono stimati in almeno duemila. L'avvocato Massimo Tirelli, legale dell'Inas Cisl, ha relazionato sulla sua esperienza professionale e le battaglie legali per il riconoscimento dei danni da esposizione all'amianto, cominciate con il caso della Ferroli Caldaie. La giurisprudenza italiana è partita dal nulla, ha ricordato il Procuratore Generale della Repubblica di Firenze, Beniamino Deidda, che fu giudice nel primo processo per amianto, nel 1983 (esposizione all'amianto dei coibentatori e scoibentatori delle diecimila carrozze ferroviarie che erano state realizzate con quel materiale). Oggi, pur rimanendo i processi per amianto molto difficili, la giurisprudenza è più chiara e grazie alle linee portanti espresse dalla Cassazione su questo argomento i giudici possono orientarsi meglio. "E' bene che, proprio in questo periodo di crisi- ha sottolineato Franca Porto nel suo saluto introduttivo- si parli di amianto, di quali siano i danni che può arrecare uno sviluppo economico che non guarda in faccia alle persone, che non tiene conto della salute della gente e della tutela dell'ambiente. La Cisl è convinta che dalla crisi si esce invece ricercando uno sviluppo che sia compatibile con l'uomo, con la sua salute, con la qualità della vita". A Massimo Castellani, segretario generale dell'Unione di Verona, nelle sue brevi conclusioni non è rimasto che rimarcare la qualità delle relazioni e l'autorevolezza degli intervenuti, che hanno dato un grandissimo contributo, peraltro apprezzato da tutti i partecipanti, di informazione e di conoscenza su una questione così drammatica ed ancora aperta.
Nei prossimi giorni pubblicheremo le interviste con il dott. Enzo Merler, il dott. Mario Gobbi ed il Procuratore Generale dott. Beniamino Deidda.