Rapporto Industria Cisl: male, molto male
E' la crisi industriale più grave del dopoguerra. Così, senza esitazioni, Luigi Sbarra, segretario nazionale della Cisl ha esordito presentando il Settimo Rapporto Industria Cisl.
Dall'inizio della crisi, che Sbarra data ad aprile 2008, l'industria italiana ha perso quote rilevanti di produzione (- 20,8 % a febbraio 2010) e di ordinativi (- 24,5 %). Si è ridotto il fatturato del manifatturiero con l'estero (- 21%). Ma ciò che preoccupa di più del rapporto è che la Cisl stima che solo un terzo delle imprese industriali sembra in condizione di agganciarsi alla ripresa internazionale con un rilancio delle esportazioni. Gli ammortizzatori sociali hanno ridotto l'impatto sull'occupazione che scende meno dei livelli produttivi (- 7%, pari a 350 mila unità). La Cig mette, teoricamente, a zero ore più di 300 mila lavoratori (in effetti il numero dei cassaintegrati è molto più alto, probabilmente il ma una Cig meno invasiva). Di questi almeno 150-200 mila a rischio occupazione.
Il rapporto considera anche i dati sull'export dei principali distretti manifatturieri per area geografica confrontando i dati del primo semestre 2009 con quelli dello stesso semestre 2008. Il Nordest complessivamente ha una variazione negativa del -21% con due opposti: la metalmeccanica che registra un -30,4% e l'alimentare con un meno 1,1%.
In allegato:
Settimo Rapporto Industria . Cisl Confederale. 18 maggio 2010