Raineri (Fisascat): non si liberalizza senza dialogo

Raineri (Fisascat): non si liberalizza senza dialogo

Pierangelo Raineri, Segretario nazionale della Fisascat Cisl ha partecipato ai lavori del Consiglio Generale della sua federazione regionale, convocato per eleggere il nuovo segretario e segreteria regionale. A Ranieri abbiamo posto alcune domande.

Cominciamo dal punto dolente della liberalizzazione di aperture ed orari nel commercio…

Noi chiediamo ancora oggi al governo di rivedere il provvedimento sulla totale liberalizzazione nel commercio delle aperture festive e degli orari. Il pacchetto è stato deciso ed approvato troppo in fretta e senza consultare nessuno. Invece devono essere il dialogo ed il confronto, specie a livello decentrato, a decidere come realizzare queste liberalizzazioni. Teniamo anche conto che il Titolo V della Costituzione assegna in via esclusiva alle Regioni la potestà in materia di regolamentazione del commercio, orari di apertura compresi.

Però è anche vero che più ci si avvicina ai governi locali più è forte la capacità dei gruppi di pressione di bloccare riforme magari sgradite. Come si può evitare questo rischio?

Discutendo sui calendari annuali, su quante aperture e su quali orari. E’ innegabile che in alcuni periodi dell’anno, specie in regioni ed aree con una forte attività turistica, come lo è il Veneto, sulle domeniche va fatto un ragionamento, anche coinvolgendo i lavoratori; ma non si possono imporre le soluzioni. Faccio presente che con l’Anci avevamo già iniziato un proficuo dialogo su questi argomenti.

In ambito europeo come è stato risolto questo problema?

In Germania facendo chiudere i negozi alle 18.00, oppure tendendoli chiusi alla domenica come succede in Francia. Non si può quindi imporre in Italia un modello che in Europa non esiste, quello per cui, teoricamente, i negozi aprono 52 settimane all’anno e per 24 ore al giorno.

Il Terziario e l’articolo 18

Nel terziario la statistica ci dice che l’85% degli occupati lavora in aziende addirittura con meno 10 dipendenti. Tuttavia l’art.18 rappresenta tutele storiche che non possono essere cancellate. La sua manutenzione non può consentire che vengano ad esempio tolte le tutele sui licenziamenti discriminatori. Poi serve una riorganizzazione degli ammortizzatori sociali. Il terziario ne è in grandissima parte privo (parlo di 6 milioni di lavoratori), ad esclusione della Cig in deroga. Se viene tolta non c’è più nulla.

I controlli antievasione di questi mesi hanno riguardato molto anche il commercio. Sei d’accordo?

Siamo molto d’accordo. Sono anni che noi denunciamo pesanti situazioni di evasione fiscale e di lavoro nero. Bisogna agire per dare dignità a questo settore.