RSU San Benedetto: la rondine torna a scegliere il tetto Cisl

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 Grande affermazione della CISL al rinnovo delle RSU alla San Benedetto. Si dovevano eleggere 16 rappresentanti Sindacali e la lista della Fai Cisl ancora una volta ha ottenuto un risultato inequivocabile: il 66% dei voti validi. Alla scelta con libero voto dei 963 dipendenti dello stabilimento di Scorzè si sono presentate due liste: la Fai Cisl che ha riportato 460 preferenze e la Flai Cgil che ne ha ricevute 240. In totale ha esercitato il voto il 74% degli aventi diritto. Nella precedente tornata elettorale del 2007 gli aventi diritto al voto erano 110 in più e la lista Cisl aveva ottenuto la scelta del 64% dei votanti.Nella RSU vengono confermate le precedenti presenze: 10 delegati Cisl e 6 delegati Cgil.Grande soddisfazione quindi tra i 22 candidati della lista Fai Cisl che si sono impegnati in una capillare campagna elettorale sulla base di un programma di lavoro sindacale sintetizzato nello slogan “contrattare futuro, costruire certezze” e che hanno avuto anche l’incoraggiamento di Franca Porto, segretaria della Cisl del Veneto, nelle due assemblee pre-voto organizzate con gli iscritti Cisl.

“Questa tornata elettorale – dice Piero Scomparin, segretario della Fai Cisl veneziana- era molto incerta in quanto anche alla San Benedetto la tranquillità è finita. Per anni l’azienda ha  continuato a crescere ma negli ultimi due ha dovuto fare i conti con la concorrenza e la crisi, problematiche mai conosciute prima. Sono intervenute quindi pesanti ristrutturazioni nelle produzioni con un recupero di efficienza ma anche un aumento dei carichi di lavoro”. Il programma con cui la Fai si è presentata al voto dei lavoratori focalizza infatti l’azione contrattuale proprio sul piano di riorganizzazione che l'azienda ha avviato e che si concluderà alla fine del 2011, anche con il ricorso alla Cig Straordinaria.

“Credo che il voto abbia confermato il fatto che i lavoratori ripongano la loro fiducia a chi dice le cose per come stanno, anche quando non vanno bene e magari fanno male che - sottolinea Scomparin - è il nostro modo di fare sindacato. Non giriamo intorno alle cose neanche nei confronti dell’azienda: l’abbiamo contestata quando ha chiesto troppo o non ha mantenuto gli impegni e non ha rispettato gli accordi. Un metodo di lavoro che ci permetterà di affrontare la più impegnativa delle sfide che il sindacato ha alla San Benedetto: fare in modo che dalla riorganizzazione ne esca sì un’azienda più produttiva e competitiva ma anche più sicura, professionale e partecipata dai lavoratori”.