Previdenza Complementare: materia quasi sconosciuta nella scuola

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Palazzo Cornoldi, sede del Presidio Militare Esercito in Riva degli Schiavoni a Venezia, ha ospitato una iniziativa dell'Inpdap di Venezia e del Veneto dedicata al tema della previdenza complementare nel comparto Scuola ed Enti Locali. Marco De Sabbata e Michele Salomone, a capo, rispettivamente della sede dell'ente previdenziale dei lavoratori pubblici di Venezia e del Veneto, hanno introdotto i lavori evidenziando il ruolo di informazione che l'istituto intende svolgere su questo aspetto della previdenza.

L'appuntamento, a cui hanno partecipato delegati e rappresentanti sindacali, dei patronati e del Cocer , si è quindi sviluppato in due fasi. La prima, in forma seminariale, di approfondimento sulle finalità, le regole, il funzionamento della Previdenza Complementare svolta dagli esperti dell'ente. Nella seconda parte invece il prof. Maurizio Sarti ha proposto alcune anticipazioni di una indagine sulla conoscenza del tema tra i lavoratori della scuola che l'Inpdap presenterà ufficialmente a breve.

Di questa ricerca, svolta a in tutta Italia, Sarti che è una autorità in materia (tra i fondatori di Previambiente, già  Presidente della Commissione previdenza complementare, Tfr/Tfs nonché autore di diverse opere sull'argomento) ha presentato infatti alcune significative elaborazioni relative ai questionari compilati dal campione dei 333 dipendenti della scuola pubblica in Veneto.

Cosa emerge dalle risposte? Che di previdenza nel mondo della Scuola, specie tra i lavoratori più giovani, si sa poco e così è anche per quella complementare, nonostante che, dal 2006, sia attivo Espero, ancora oggi l'unico Fondo Pensione per i lavoratori pubblici (in questo caso riguarda anche i lavoratori delle scuole private).

Alcuni dati. Se il 36% degli intervistati dichiara di non sapere in assoluto a quale regime pensionistico appartiene (contributivo, misto o retributivo) la parte rimanente spesso sbaglia clamorosamente. Su 100 appartenenti al contributivo solo il 28% dichiara di farne parte; peggio ancora tra coloro che sono nel misto: l'82% sbaglia e dichiara di appartenere al contributivo oppure al retributivo. Più informati sembrano i lavoratori più anziani di mestiere (la metà risponde correttamente).  Interessante anche la rilevazione sulle fonti delle informazioni. Per i temi della previdenza in generale gli informatori più utilizzati sono i massa media (24% dei casi) seguiti dai colleghi di lavoro (23%) ma la fiducia verso di loro è minima: quasi zero verso i media, al 3% verso i colleghi. Sindacato e patronato raccolgono invece un altissimo livello di fiducia (insieme totalizzano più del 51%) ma a loro si sono rivolti per informarsi solo il 18% degli intervistati.

Varia anche l'idea che si sono fatti i 333 (docenti e non docenti) sulle finalità della previdenza complementare e solo il 17 offre una risposta concreta e corretta (serve a non modificare il tenore di vita una volta in pensione) mentre domina la diffidenza e, quello che Sarti ha definito come "retro-pensiero" come testimonia la scelta di risposte quali "serve ai sindacati per avere più potere" (1,8%), "aumentare gli affari di banche ed assicurazioni" (16%) se non addirittura  "consente di ridurre la pensione" (11%).

Che serva maggiore informazione- ha ribadito Sarti- lo si capisce anche dalle risposte alle altre domande. Sotto il profilo della conoscenza tecnica solo il 9% degli intervistati da dato risposte esatte a due domande ma tra i non iscritti al Fondo quasi la metà si dichiara disponibile ad iscriversi a patto di avere sufficienti informazioni.

Una sfida a cui anche l'Inpdap intende partecipare mettendo in campo i suoi esperti.

Previdenza Complementare: materia quasi sconosciuta nella scuola

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