Poste Italiane: crisi e ristrutturazione anche in Veneto
Tagli in vista ai servizi di Poste Italiane anche in Veneto i cui servizi di recapito sono in caduta verticale per la concorrenza della posta elettronica, certificata o meno, e di altre innovazioni tecnologiche. E questo prima ancora che cessi il monopolio in alcuni servizi (si concluderà a dicembre 2010). La prospettiva a breve è quella di una riorganizzazione che comporterà la riduzione a 5 giorni della consegna della posta (oggi sono 6, comprendendo anche il sabato) e conseguentemente anche un cambiamento dell'organizzazione del lavoro, turni ed orari, di molti lavoratori ma per tanti anche un cambio di mansioni e settore.
Il problema riguarda, nella nostra regione, i 5.000 postali che operano nei 3 centri di smistamento della posta (Tessera, Padova e Verona con circa 1.000 addetti) e nelle 3.200 zone di recapito postale con il proprio portalettere ed il personale di supporto interno. " Ci saranno centinaia di posti di lavoro tagliati - precisa Fabio Colombo, segretario della Federazione dei lavoratori postali della Cisl - per ora non si parla di esuberi ma di "eccedenze" di cui si prevede l'assorbimento. Almeno per il momento quindi non licenziamenti ma mobilità da un luogo di lavoro ad un altro, da un settore ad un altro".
Il sindacalista della Cisl sostiene però che questo sarà solo un primo intervento sull'organizzazione del lavoro che comunque non risolutivo dei problemi dell'azienda. All'orizzonte il modello postale europeo che riduce notevolmente i giorni di recapito settimanale della posta: già alcuni operatori postali garantiscono il recapito dopo due o tre giorni.
Problemi anche per i 5.000 addetti operanti negli Uffici Postali che in questi giorni, a seguito della introduzione di un nuovo sistema operativo che sta bloccando gli sportelli in molte sedi, stanno subendo le proteste della clientela per le lunghe code .
"Ma non si può ragionare di questa riorganizzazione solo in sede di trattativa nazionale- conclude Colombo- Molti di questi problemi devono essere discussi e risolti nel territorio. Anche a questo deve servire la riforma della contrattazione che ha aperto le porte a quella locale. Anche Poste Italiane deve capire che si tratta di un insostituibile strumento per trovare soluzioni che, rendendo più efficiente l'azienda, abbiano anche il consenso dei lavoratori e garantiscano un buon servizio".