Porto: sul fisco alleanza con il mondo economico-produttivo

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«Chi non paga le tasse va mandato in prigione. Basta mezzi termini, occorre dirlo a gran voce». Una fermezza che risuona in tutto l'intervento di Franca Porto, al seminario "Fisco: la vera riforma istituzionale. La Cisl per un nuovo patto di cittadinanza" che a Zelarino ha visto la presenza dei più alti livelli delle associazioni di categoria regionali. Relatore Maurizio Cecchetto «bisogna dotarsi di strumenti che agiscano in questo senso ed alleggerire chi invece di tasse ne paga troppe, come i lavoratori, i pensionati e le imprese serie. Il fisco picchia sul lavoro e allo stesso tempo consente una grande area nera di evasione. Se non si affermano i principi dell'equità e il fatto che tutti devono pagare, se non si recuperano risorse da ridistribuire a imprese, famiglie, lavoratori e pensionati, non può ripartire una vera stagione di sviluppo». Per questo la riforma del fisco è la vera riforma istituzionale, anzi costituzionale, quella più urgente e indispensabile. Una convinzione che sta alla base della proposta presentata dal sindacato a livello nazionale ("meno tasse sul lavoro e sull'impresa per garantire il sistema del welfare") e della sua campagna di pressione affinché il Governo dia il via alla necessaria rivoluzione copernicana in tema di fisco e istituisca subito l'atteso tavolo di confronto con imprese e forze sociali.

«Dal 1982 dico che la riforma del fisco è una vera riforma istituzionale - ha insistito Mario Bertolissi, professore ordinario di diritto costituzionale all'Università di Padova -. Il diritto costituzionale nasce come diritto al bilancio, come fiscalità, oltre che come tutela delle libertà religiose. La Cisl fa bene a evidenziarlo, il fisco è il vero grande problema: le libertà e i diritti di prestazione senza risorse sono aria fritta, cioè "zero". Se non ci sono doveri per tutti rispetto al fisco, sono a rischio dunque i diritti. Allora discutere del fisco e della riforma significa discutere della realtà, di quel che si può mantenere dopo aver promesso. Se apriamo oggi un famoso quotidiano nazionale è evidente come nella edizione nazionale si parli dei problemi di alcuni, cioè del palazzo (di auto blindate, di conflitti, di stupidaggini, di vanità personali...), in quella locale della vita reale. E qui si scrive che il fisco recupera in Veneto 600 milioni di euro: al di là del fatto che bisogna poi vedere cosa si riesce a introitare, ciò significa che il fisco è cosa della vita vera e quotidiana».
E ancora Bertolissi si esprime con durezza rispetto all'evasione che in Italia ha una consistenza enorme: «L'evasore totale dovrebbe essere sanzionato con la perdita dell'elettorato sia attivo sia passivo. Chi non paga il tributo, e quindi viene meno al dovere di solidarietà rispetto ai concittadini, deve essere privato del diritto di dire la sua rispetto al governo di una società alla quale è estraneo per libera scelta». Cosa fare concretamente sul territorio? Insomma perché una riforma fiscale in senso federalista? «Nella dimensione nazionale si perde il rapporto tra chi paga l'imposta e chi gestisce il provento e deve spendere, ossia tra società, produttore di ricchezza e politica. È solo nell'ambito più ristretto dei singoli territori che si può innestare un circolo virtuoso. È scritto tutto sui libri di scienza delle finanze. Cito un autore tra tutti, Francesco Saverio Nitti, che è stato anche presidente del consiglio, professore di scienza delle finanze. E non in Padania: a Napoli!».

L'appuntamento di Zelarino ha inteso avvalorare quell'alleanza imprescindibile con il mondo economico-produttivo su cui la Cisl apre anche a livello locale. A partire dal mondo delle imprese. «La riforma fiscale è davvero una priorità per il Paese - ha esordito Andrea Tomat, presidente di Confindustria Veneto. La capacità di accumulare patrimonio, che in questo momento è un elemento di competitività importante per le imprese, va di pari passo con un prelievo meno oneroso per quelle che lo pagano, che tra l'altro per le aziende italiane è molto alto e dà punti di svantaggio competitivo rispetto ai colleghi di altri Paesi. Per questo le imprese accolgono l'appello all'alleanza della Cisl. È fondamentale lavorare insieme a temi e problemi di tale portata e trovare ogni convergenza possibile».

Un sì all'alleanza, a un "nuovo patto sociale", che arriva anche dagli artigiani. «Noi siamo vicini al documento Cisl soprattutto per quanto riguarda il sistema sociale, la famiglia e l'attenzione ai redditi. Garanzia di redditi significa opportunità di spesa e di fare economia - ha detto Claudio Miotto, presidente di Confartigianato Veneto, che ha aggiunto: «Le nostre imprese sono imprese famiglia non imprese di capitale. La pressione fiscale per loro è eccessiva, la burocrazia connessa pure e costituisce un ulteriore costo. La riforma è uno strumento per guardare avanti, costruire progetti nuovi e uscire dalla crisi». Anche il sostegno alla persone, "vero patrimonio delle nostre aziende", è fondamentale: «Abbiamo in media 4 dipendenti; perderne 2 significa non essere più azienda!».

D'accordo anche il presidente di Confesercenti Veneto Maurizio Franceschi: «La riforma proposta dalla Cisl è condivisibile nella sostanza, soprattutto rispetto alla necessità di sostenere la famiglia. Infatti se da una parte è necessario ridurre la tassazione sia per le imprese che per i lavoratori, dall'altra c'è un problema di crisi economica legata ai consumi. Il nostro è un fisco, costoso, complicato e che permette l'evasione fiscale; è indubbio che le parti sociali devono concorrere unitariamente e trovare punti di condivisione per chiedere al Governo di dare finalmente avvio alla riforma».