Porto: la contrattazione di 2° livello è medicina anticrisi
"La Cisl in Veneto, se vuole essere incisiva ed efficace nella sua azione sindacale, deve avere chiare due cose: la prima è che la crisi qui ha colpito duro perché siamo una delle regioni che permettono all'Italia, con la loro economia, di essere la quinta potenza manifatturiera del mondo. La seconda va di conseguenza: se si vuole una nuova stagione di sviluppo si deve mettere in campo una progettualità, diversa dal passato, che riguardi il manifatturiero. Dobbiamo dire noi cosa vogliamo fare dell'industria, dell'artigiano, delle costruzioni anche perché la crisi del modello veneto era già presente prima della recessione internazionale". Su questi presupposti Franca Porto ha aperto i lavori del Consiglio Generale della Cisl veneta. Tema: la contrattazione di secondo livello nel settore privato (per il pubblico impiego e per il sociale ci sarà uno specifico appuntamento a settembre). La tesi esposta dalla segretaria della Cisl regionale è semplice e, nello stesso tempo, impegnativa: il secondo livello contrattuale, sul quale la riforma del modello ha spostato una parte consistente del suo peso complessivo, può essere la leva che mette in atto, a partire dai territori e dalle aziende, una riorganizzazione ed un rilancio dei processi di cambiamento nel manifatturiero. Anzi può obbligare tutti i soggetti interessati ad occuparsi del manifatturiero e del bisogno di cambiare modello. Ad esempio "abbiamo nella nostra regione la metà delle aziende di eccellenza, che, se ora migliorano le loro performance, possono portarci fuori della crisi- sottolinea la Porto- con la contrattazione aziendale possiamo migliorare le condizioni di chi vi lavora in queste realtà, oltre che la loro competitività. E così indica anche una sfida organizzativa "Il sindacato, la Cisl deve operare per essere presente con iscritti e delegati in tutte queste aziende dell'eccellenza (oggi non è così) per rappresentare il lavoro ed i lavoratori nelle aziende che contano, che faranno il futuro dell'industria veneta. Così era anche negli anni '70 quanto siamo diventati forti proprio perché si rappresentava le aziende che erano lo snodo dell'industrializzazione veneta". Nello stesso tempo va anche potenziata la contrattazione di secondo livello in quelle aziende dove invece si lavora duro e a volte a rischio, dove sono occupati migliaia di lavoratori. In questo caso per stabilizzare il rispetto delle regole e dare tutele alle persone senza costi aggiuntivi per le imprese. La Cisl del Veneto punta molto anche sulla bilateralità "i nuovi contratti nazionali hanno affidato almeno sette temi alla gestione degli enti bilaterali che possono operare in tutti i principali settori del lavoro. Per concretizzarli si passa sempre per la contrattazione di secondo livello" per la quale, relativamente alla parte economica collegata ai premi di produttività "gli incentivi, fiscali e contributivi, ci sono e sono stati confermati esclusivamente per la contrattazione collettiva". La Porto si è poi soffermata sul concetto di aumento della produttività che "mi sforzo ogni volta di spiegare a tutti, media compresi, che non significa sfruttare di più i lavoratori". Più produttività e quindi più competitività si ottengono migliorando l'organizzazione del lavoro e valorizzando lavoro e professionalità nelle aziende ma serve anche fare qualcosa fuori dai luoghi di lavoro. Ad esempio investendo sull'energia, sull'istruzione, sulla ricerca. E qui deve operare la Regione, praticare federalismo per sostenere il manifatturiero. Una sfida quindi aperta con Confindustria Veneto e con la stessa Regione per andare oltre le parole e passare ai fatti. Un contributo alla discussione è arrivato a Domenico Pesenti, segretario nazionale della Filca "nei settori produttivi che la Filca rappresenta (mobile e costruzioni) particolarmente consistenti in Veneto, ci sono tutti gli spazi per operare da protagonisti nella contrattazione di secondo livello, in particolare lo strumento degli Enti Bilaterali può avere grande efficacia nelle politiche di sviluppo territoriale, di emersione del lavoro nero e della regolarità" e di Sergio Gigli, segretario nazionale della Femca "Il sistema industriale vive una specie di isolamento, come se fosse superato. Eppure anche in Veneto nel nostri settori come in tutto il manifatturiero ci sono esempi positivi di attività industriale (ad esempio la chimica di Marghera) come di relazioni sindacali che intervengono anche sulle questioni sociali (vedi il welfare alla Luxottica). E' impensabile un futuro per il nostro Paese dove tutti siano occupati nel terziario". Il la è dato, da settembre si comincia a suonare.