Pelliciari (Ance Veneto): per l’edilizia ci aspettiamo immediate iniziative dalla Regione
Stefano Pelliciari, 58 anni, trevigiano, già presidente dell'associazione dei costruttori edili di Treviso è, dal 2006, a capo dell'Ance del Veneto. Pelliciari è titolare dell'omonima impresa di costruzioni fondata dal padre. Lo abbiamo intervistato il giorno dopo quella che lui definisce "l'iniziativa storica" del1 dicembre che ha visto manifestare insieme, per chiedere provvedimenti contro la del settore impresari e dipendenti edili, davanti a Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati.
La manifestazione di ieri ha rappresentato una svolta nelle relazioni sindacali nel settore. E' una convinzione o una opportunità?
«Ance Veneto mantiene da tempo stretti rapporti di collaborazione con sindacati di riferimento al di là dell'iniziativa, storica, del 1 dicembre in piazza Montecitorio che si concretizza tra l'altro nel rapporto continuativo all'interno degli enti bilaterali. C'è la reciproca convinzione che per ottenere risultati a favore del settore serva dialogo e confronto tra le parti. In gioco c'è la difesa comune di un settore sul quale si poggia buona parte della struttura economica e sociale di questo Paese. L'edilizia corrisponde all'11 per cento del Pil regionale».
L'attività del governo e del parlamento è ferma e non si cosa accadrà nei prossimi giorni. nonostante questo siete fiduciosi di ottenere qualche risultato concreto?
«Abbiamo gridato forte e chiaro le nostre urgenze sotto le finestre di Montecitorio. Credo che la politica adesso non abbia scelta. Non può continuare a fare finta di niente, di non aver sentito. Il governo ha acconsentito di riunire il tavolo permanente degli Stati generali delle costruzioni, un luogo di confronto nel quale far valere le proposte del settore e valutare lo stato di avanzamento delle decisioni già prese».
Oltre che dalla politica vi aspettate risposte anche da quella regionale/locale?
«Dalla Regione ci aspettiamo nell'immediato un intervento in particolare, a costo zero ma di vitale importanza, la regionalizzazione del Patto di stabilità interno, già avvenuta in Piemonte, in Lombardia e nel Lazio, ad esempio. Non è possibile che i blocco dei pagamenti dei Comuni virtuosi continui a penalizzare i bilanci delle imprese, che non vengono pagate anche dopo molto tempo dopo la realizzazione dei lavori.
Facciamo il punto dell'attività costruttiva in Veneto. Che tipo di crisi sta affrontando il settore (ciclica, congiunturale, altro)?
«C'è sia una componente ciclica sia una congiunturale. Dalla metà degli anni '90, per dieci anni, il settore delle costruzioni in Veneto è cresciuto a ritmi sostenuti, ben oltre la media nazionale. Negli ultimi anni c'è stato certamente un processo di assestamento. Quindi è intervenuta la più grave crisi internazionale dal '29: diminuzione della liquidità, credit crunch, abbattimento delle opere pubbliche. Il settore negli ultimi 2 anni ha perso 50 mila addetti in tutta la filiera.
Mafia, imprese e appalti. Che succede in Veneto, gli allarmi sono giustificati?
«Fino a due anni fa il Veneto manteneva intatti i suoi anticorpi contro l'illegalità e le mafie, al di là di qualche fatto di cronaca isolato. Io ho denunciato che la crisi e una legge sugli appalti che favorisce la logica del maxi-ribasso rischia di dare corda alle imprese in odore di mafia in grado di lavorare ‘in perdita' riciclando denaro sporco. L'allarme è giustificato anche nel nostro territorio. Bisogna adottare le opportune precauzioni perché l'allarme non diventi un'emergenza».