Pansac Int., Meneghetti : tutti gli stabilimenti devono lavorare

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Stamattina si è svolto a Roma, presso il Ministero Sviluppo Economico, un incontro tra la Direzione di Pansac International e le Organizzazioni Sindacali per fare il punto delle situazione dopo l'omologa al piano di ristrutturazione del debito, intervenuta lo scorso 13 dicembre. Una situazione ancora in chiaro-scuro, che ha evidenziato alcuni importanti passi in avanti, ma anche molte difficoltà. Di positivo il fatto che, dopo il piano di ristrutturazione del debito, le banche hanno rilasciato nuova liquidità per un valore di 37 milioni di euro (27 subito, altri 10 entro giugno prossimo) per sanare alcuni debiti con i fornitori, pagare le spettanze dei lavoratori ed acquistare materia prima.

Purtroppo l'arrivo in forte ritardo dell'omologa ha portato un rallentamento nelle produzioni e ha indotto  molti clienti a cercare, per il 2011, altri fornitori in grado di garantire la consegna del prodotto.  Alla Pansac International è rimasto quindi, per l'anno in corso, il solo recupero  degli ordinativi che sono ancora nel mercato. I quantitativi di questi ordini non permettono però neppure la saturazione dei siti di Mira, Marghera e Zingonia.

"La direzione- dice Massimo Meneghetti della Femca di Venezia-  ha anche confermato che il piano industriale va avanti senza modifiche e che è prevista la chiusura di Ravenna e Portogruaro con il trasferimento di linee produttive su Marghera e Mira. Su questo come Organizzazioni  Sindacali abbiamo espresso, come fatto a suo tempo, tutta la nostra contrarietà. Abbiamo ribadito che se il piano non andava bene prima, non va bene neanche ora.  Come i lavoratori hanno fatto e faranno ancora sacrifici, anche l'azienda deve fare la sua parte. E quindi se c'è lavoro abbiamo ribadito che vanno riaperti i siti chiusi (Portogruaro in primis) e fatti lavorare i lavoratori. Abbiamo anche fatto presente che ci opporremo a eventuali spostamenti di linee, bloccando eventuali iniziative che andassero in tale direzione".

Il sindacato ha anche chiesto un incontro specifico con l'azienda e i fondi pensione per gestire congiuntamente il piano di versamento dei contributi già trattenuti ai lavoratori. Per concludere si è concordata una procedura di mobilità volontaria che garantisce ai lavoratori che non si opporranno al licenziamento  un incentivo pari a 13.000 euro per il mese di febbraio e che diventeranno 10.000 da marzo  e per i successivi 3 mesi.

Un altro incontro al Mise, per monitorare la situazione, è previsto a fine marzo 2011.

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