Padova: la Cisl a convegno sulla casa
"Quella della casa è l'eterna emergenza". E' con questo concetto che Adriano Pozzato, segretario della Cisl di Padova, ha aperto oggi, al Crowne Hotel, il convegno sul tema "Quale casa per il futuro" e nello sviluppare il suo pensiero ha anche sottolineato che questa emergenza oggi è anche "aggravata dagli effetti della crisi, con le famiglie in difficoltà a pagare l'affitto o le rate del mutuo". Serve una risposta, ha proseguito Albino Ruggero, segretario Filca, che sta nel costruire meglio e nello sviluppo dell'edilizia pubblica sul cui futuro ha espresso, a nome del Sicet, il sindacato degli inquilini, forti preoccupazioni Raimondo Rettore.
Tutte questioni che Federico Della Puppa, dello IUAV, ha toccato presentando i risultati della sua accurata ricerca "La famiglia, i giovani, gli anziani, quale casa per il futuro? Analisi e proposte per la provincia di Padova". Al prof Della Puppa abbiamo posto alcune domande.
Crisi economica che coinvolge anche l'edilizia, eccesso di edificazione, patrimonio immobiliare vetusto, edilizia pubblica in dismissione e privatizzazione, ma le case continuano a mancare, specie per alcune categorie sociali. Come se ne esce?
Le questioni sono molte e tutte collegate tra loro. L'attività immobiliare, scambi e compravendita, ha avuto negli ultimi anni un calo, sia a causa della crisi economica ma anche per un eccesso di produzione (che tra l'altro ha consumato molto suolo). Oggi bisogna intervenire sui territori già costruiti, senza distruggere nuovo suolo; sono le catastrofi a ricordarcelo ogni volta che accadono. Ma bisogna pensare soprattutto a quali case fare e per chi farle. Abbiamo nuove fasce di popolazione che hanno difficoltà ad accedere al bene casa e a cui dobbiamo dare risposta. I meccanismi ci sarebbero. Il mercato delle costruzioni sta peraltro risalendo. Quindi dobbiamo definire delle nuove politiche abitative residenziali. La dismissione del patrimonio pubblico potrebbe essere una di queste, ma serve una grande azione di riqualificazione sulle residenza pubbliche, specie sotto il profilo della efficienza energetica. Una volta riqualificate si può pensare di metterle sul mercato oppure a tenerle in locazione ma con un canone di affitto un po' altro degli attuali affitti sociali: il cosiddetto canone calmierato, che da un ritorno economico. E' un'azione che solo la parte pubblica può realizzare. Si potrebbero così dare case, a costi accessibili, a chi non è in grado sostenere i costi del libero mercato.
Ma le risorse finanziare per sostenere i costi di questo ammodernamento dove si trovano?
La sfida è anche quella di pensare a meccanismi di ingegneria finanziaria che permettano alla pubblica amministrazione, alle Ater come pure ai singoli cittadini di sostenere questi costi; utili anche a supportare interventi più ampi, come la riqualificazione di interi quartieri. Oggi si può fare affidamento anche su fondi immobiliari e su alcuni programmi europei che sostengono interventi per mettere gli edifici in efficienza energetica. Il risparmio energetico poi permette di ripagare nel tempo l'investimento iniziale. A livello centrale il Ministero della Infrastrutture sta cercando di innestare questi sistemi in Italia.
Ci sono degli esempi in Veneto?
In Veneto si sta iniziando a pensare agli interventi di social hausing sulle nuove costruzioni. Ma la sfida vera è quella della rottamazione degli edifici, che non vuol dire solo buttarli giù e ricostruire ma anche una loro riqualificazione energetica intelligente.
Il caos sul fotovoltaico favorisce queste politiche?
Assolutamente no. Questo è un settore che ha bisogno di stabilità di scelte politiche e di normative. Invece si va avanti con interventi spot, magari anche molto impegnativi, come il Piano Casa, ma sempre di breve durata e di tipo congiunturale.
Invece bisognerebbe una volta tanto ragionare in modo strutturale, anche sul mercato immobiliare, con interventi che riguardino la politica industriale complessiva del settore. Per farlo ci vorrebbe un vero tavolo dove tutti i soggetti interessati si mettano a disposizione per definire questa politica industriale. Forse non è semplice farlo ma nessuno ci ha mai veramente provato. In Veneto ad esempio abbiamo alcune opportunità in più come ad esempio un Osservatorio trimestrale, curato da Unioncamere. Un ruolo importante potrebbero giocarlo la Regione ma anche le province che hanno molte competenze in materia urbanistica.
La frammentazione delle autonomie locali ed il localismo favoriscono queste scelte?
No, perché se ognuno tende a fare le proprie politiche, se ogni Comune legifera in modo proprio e diverso dagli altri, ci si può trovare di fronte a grandi differenze solo passando i confini amministrativi anche tra Comuni vicini e chi vuole e deve costruire si perde.