Michielli (Confturismo Veneto): nel turismo manca una politica

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Siamo oramai nel mezzo dell'estate. Per tutti quelli che lavorano significa ferie e vacanze. Per regioni come il Veneto è anche il momento clou dell'industria turistica, una delle sue eccellenze. E sul turismo, i suoi problemi e le sue attese, abbiamo intervistato Marco Michielli. Michielli è veneto di Padova, famiglia di albergatori. Ha lavorato come professionista, esperto in diritto commerciale e specializzato in consulenza e ristrutturazione di aziende in crisi e per le pubbliche amministrazioni. Nel 1996 ha rilevato l'attività alberghiera di famiglia a Bibione (Venezia). Attualmente opera, oltre che nel settore dell'ospitalità anche in quello immobiliare. E' stato presidente dell'ABA (Associazione Albergatori Bibione), dal 2006 lo è di Federalberghi Veneto  e, dal 2007, di Confturismo Veneto oltre che vicepresidente di Confcommercio Veneto.

Prima di entrare nel merito dell'attualità ci può fare un profilo del turismo come attività economica nel Veneto?

Con la premessa che, purtroppo, i dati disponibili sono fermi al 2005, possiamo fare questa sintesi sul settore del turismo in Veneto: in gli occupati risultavano essere più di 270 mila, pari a oltre il 17% dell'occupazione nazionale del settore (1.577.000 persone). La spesa turistica veneta (tutto quello che il turista spende nella vacanza) aveva raggiunto, nel 2004, i 10,5 miliardi di euro.

Vale la pena sottolineare alcuni caratteri strutturali dell'attività turistica del Veneto sempre riferiti al 2005: il peso economico del turismo era del 14,7% rispetto ai consumi interni regionali; l'incidenza dell'economia turistica del Veneto su quella nazionale, in termini di spesa, era nel 2004, pari al 12.

In termini di valore aggiunto turistico, Il Veneto detiene l'11,5% di tutto il valore aggiunto turistico in Italia (7,8 miliardi di euro su 68), una quota che sale al 15% se si considera il valore generato dalla sola componente estera ( i turisti stranieri). Sempre a proposito di turisti stranieri: determinavano il 44% di tutta la spesa turistica nel Veneto (4,6 miliardi di euro).

Il Veneto, assieme all'Emilia Romagna e alla Toscana, è un "diffusore netto" di benefici economici prodotti dalla domanda turistica, in quanto si caratterizza per essere un'area territoriale ad alta vocazione turistica e contemporaneamente per avere un sistema produttivo locale in grado assorbire i ricavi di questa economia (ad esempio: le imprese edili che provvedono alla manutenzione degli immobili, ecc.).

Dai dati degli scorsi anni su presenze ed arrivi e da alcune dichiarazioni relative ai primi 6 mesi del 2011 sembra che la crisi non abbia avuto in Veneto ripercussioni negative nel settore turistico.

Se utilizziamo il falso parametro "arrivi/presenze" (numero di turisti che arrivano e quantità di giorni che pernottano, nrd), tanto caro alla nostra classe politica, non cogliamo l'essenza del problema rappresentata dai fatturati e conseguenti margini operativi delle aziende e la loro capacità occupazionale. Forse un semplice esempio in campo automobilistico aiuta: se proponessi di acquistare azioni o di farsi assumere in base al primo falso principio, si sposerebbe senz'altro General  Motors che ha prodotto l'anno scorso 5.000.000 di auto mentre verrebbe snobbata la Ferrari che ne ha prodotte solo 3.000. Ma se analizziamo i bilanci, la prima ha portato i libri in tribunale e sta affrontando una dura ristrutturazione, la seconda ha realizzato un margine operativo del 25% !

Tornando a noi, i numeri ingannano, il settore tiene i "pezzi prodotti" ma non i fatturati, i margini ed i livelli occupazionali.

La mia preoccupazione non va all'imprenditore che come tale si fa carico del rischio connesso alla sua attività, ma alla ridottissima, se non nulla, capacità reddituale delle aziende, che non consente margini per le ristrutturazioni (devono intendersi soprattutto come interventi sui fabbricati e annessi) ed i nuovi investimenti.

Il governo è intervenuto con alcuni provvedimenti di legge che riguardano direttamente il turismo come la durata delle concessioni dei litorali. Che ne pensate?

Che il problema esiste ed è delicato. Le aste possono veicolare interessi malavitosi o di finanza senza scrupoli, ma  99 anni di diritto di superficie erano una boutade che l'Europa mai avrebbe mai accettato. 20 anni sono una cosa sulla quale si poteva ragionare, ma come tutte le cose ragionevoli, nel nostro Paese pare finita nel nulla. Restiamo in trepida attesa.

Altri interventi (come la riduzione dell'IVA) che le imprese avevano richiesto da tempo non hanno trovato ascolto. Come valutate l'azione del governo nazionale e del Ministro Brambilla in materia di turismo?

Non è mia consuetudine trincerarmi dietro ad un diplomatico "no comment" per carità di patria, ma poiché il termine più gentile che mi sovviene è ignavia, e di più non dico.

Il turismo, nell'insieme delle attività di ricezione, servizi e commercio che lo costituiscono è spesso indicato come uno dei più esposti all'evasione fiscale...

Rispondo per quanto di mia competenza che è l'ambito della regione Veneto: al netto di marginalissime situazioni tassativamente border-line, affermo che solo uno sprovveduto o più probabilmente qualcuno in mala fede e al solo fine di avallare populisticamente un provvedimento iniquo come la tassa di soggiorno, può ancora insinuare l'idea che un settore che ormai transa tra il 70 ed il 90% del fatturato in carte di credito possa essere in odore di evasione. Ciò non toglie che il fenomeno storicamente sia esistito ed abbia danneggiato per primi gli operatori onesti, cui ora è stata resa giustizia solo dalla moneta elettronica.

Occupazione e professionalità: da anni si è aperta una crepa tra domanda ed offerta che nemmeno l'assunzione sempre più ampia di lavoratori immigrati sembra risanare. Che pensate di fare?

Come categoria pensiamo di poter fare poco. So di dire una verità sgradevole ma penso che il Paese necessiterebbe di una scossa positiva in termini di formazione delle nuove generazioni che sembrano rifiutare il lavoro nel nostro settore.

Sarò ancora più crudo ed esplicito: a nessun operatore fa piacere dover ricorrere in maniera così massiva a manodopera straniera come noi siamo costretti a fare, poiché è intuitivo che il turista, specie quello straniero, apprezza in modo particolare l'idea di immergersi nell'atmosfera del paese che lo ospita a partire dal personale degli alberghi e pubblici esercizi.

Vi siamo costretti solo per l'impossibilità di reperire risorse interne ed a poco vale contestarmi i numeri dei connazionali disoccupati, per la gran parte giovani. L'amara realtà è che nessuno bussa alla nostra porta e che tutto quanto facciamo in collaborazione col pubblico in termini di formazione scolastica trova riscontro solo per i master di più alta specializzazione. Se qualcuno ancora sogna che in tempi di globalizzazione si possa coltivare l'utopia di un paese fatto di soli amministratori delegati è bene si svegli rapidamente, altrimenti ci sono qualche miliardo di suoi simili alle porte che provvederanno a buttarlo giù dal letto.

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