Lavoro a chiamata: Veneto al primo posto

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L'Istat pubblica i dati sul lavoro a chiamata (detto anche intermittente o job in call) che fu introdotto nel 2003 con la legge 30. Le stime Istat si riferiscono all'occupazione con questa tipologia di contratto (misurata sia in termini di posizioni lavorative che di unità equivalenti a tempo pieno), alle ore retribuite, al numero delle aziende utilizzatrici.
Il Veneto, nell'unica tabella con dati regionali, si colloca, con 21.918 posizioni lavorative (in pratica il numero dei posti di lavoro occupati a tempo pieno o parziale indipendentemente dalle ore lavorate) nel 2009 al primo posto tra le regioni per l'uso di questi contratti di lavoro. Un primato detenuto dalla nostra regione però anche nei due anni precedenti: 2007 e 2008 nei quali l'istituto di statistica registra, rispettivamente, 13.919 e 13.699 posizioni lavorative.
In termini di percentuali il lavoro a chiamata in Veneto rappresentava il 21,9% dei posti di lavoro mediamente occupati in tutta Italia nel 2007 (totale 63.400) , il 22,8 % nel 2008 (totale 60.800) ed il 19,5% nel 2009 (totale 111.000). A seguire Lombardia (circa 18 mila posti nel 2009), l'Emilia Romagna (meno di 17 mila sempre nel 2009) e al terzo posto, a sorpresa, la piccola regione Marche con 9.500 posti (l'8,5% dei posti).
Il 41% dei contratti si colloca comunque nelle tre regioni del Nordest.
Tra i settori economici che assumono con il lavoro a chiamata la parte del leone spetta al Turismo e Ristorazione che nei tre anni considerati (2007-2009) ha assorbito in media il 62% delle posizioni lavorative, seguito da Servizi sociali e personali con una media del 12,5% e dal Commercio con il 10%. Per oltre il 90% dei casi il lavoratore a chiamata è classificato come operaio ma, visti i settori economici di occupazione, si tratta evidentemente soprattutto di camerieri, addetti alle pulizie, baristi, generici, commessi, ecc.
Per Bruno Anastasia, responsabile dell'Osservatorio del Mercato del Lavoro di Veneto Lavoro, il successo dei contratti a chiamata è addebitabile da una parte alla forte presenza del turismo nell'economia regionale e dall'altra dalla disponibilità degli operatori economici di utilizzare strumenti contrattuali innovativi. Considerazioni che valgono anche a spiegare la fortissima diffusione dei vaucher.
"Questi nuovi tipi di contratto individuale di lavoro - è il commento di Franca Porto, segretaria generale della Cisl del Veneto- hanno permesso di regolarizzare migliaia di lavori prima gestiti in nero o comunque in modo irregolare in settori rilevanti della nostra economia. Ciò non toglie che ci possano essere degli abusi che vanno combattuti. Il bilancio è comunque di gran lunga positivo sia per i lavoratori che per le aziende".

In allegato:
ISTAT. L'utilizzo del lavoro a chiamata da parte delle imprese italiane. Anni 2006-2009. Roma 26 agosto 2010.

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