Intervista a Claudio Stanzani, presidente di SindNova
Questa mattina, nell'ambito del master "Nuove Rotte" organizzato dalla Cisl del Veneto per il proprio gruppo dirigente, il prof. Claudio Stanzani ha tenuto una sua lezione sul tema del dialogo sociale in Europa e sul ruolo del sindacato nei paesi della UE.
Stanzani, laureato in Scienze Politiche presso l'Università "La Sapienza" di Roma ha lavorato prima presso il CRD - Centro Ricerche e Documentazione Rischi e Danni da Lavoro - promosso dalle confederazioni sindacali CGIL CISL e UIL e poi, dal 1984, a SindNova, l'Istituto Italiano per lo studio sull'innovazione e le trasformazioni produttive e del lavoro di cui è anche presidente.
Nell'occasione ci ha rilasciato questa intervista molto interessante per cominciare a capire le dinamiche delle relazioni sindacali in Unione Europea.
Parliamo del sindacato in Europa. Il peso della CES è commisurato a quello della Commissione Europea? In altre parole la CES è in grado di influenzare le scelte del governo UE sulle materie di stretta pertinenza sindacale: welfare, lavoro, ecc.
La CES, assieme alle federazioni europee di settore aderenti, è riconosciuta (anche nei Trattati dell'Unione) come unica organizzazione rappresentativa dei lavoratori europee in tutte le sedi e le procedure relative alle politiche ed iniziative legislative in materia sociale e nell'ambito delle procedure di Dialogo Sociale. Alle parti sociali europee, sia a livello interprofessionale che settoriale, si riconoscono diritti d'informazione, consultazione e concertazione, ma anche negoziali. Il potere d'influenza della CES esiste, anche se debole. Gran parte di questa debolezza dipende dalla fragilità dei sistemi di relazioni industriali nei singoli paesi confrontati con le ricadute della crisi e da un decennio di Governi prevalentemente di orientamento liberale-conservatore.
Nei paesi UE rappresentanza sindacale e relazioni sindacali hanno caratteristiche e storie diverse. Ci puoi descrivere quali sono le principali?
Le culture sindacali ed i modelli di rappresentanza e di contrattazione collettiva in Europa sono molto diversi e questa diversità è una delle cause della difficile costruzione di un forte sindacato europeo (ed anche internazionale). Esistono sindacati fondati su una forte componente ideologica e/o confessionale, come in Italia, Spagna, Francia o Belgio; paesi dove il sindacato si fonda su una radicata tradizione laburista (o socialdemocratica) ed una organizzazione sostanzialmente unitaria e fortemente settoriale, come in Germania, nel Regno Unito o nei paesi Scandinavi.
Nelle imprese la rappresentanza riconosciuta può essere solo sindacale, come nel Regno Unito o nei paesi Scandinavi o in buona parte dei paesi dell'Europa centro-orientale; oppure a doppio canale: una rappresentanza sindacale titolare della contrattazione collettiva e della proclamazione dello sciopero accanto ad un organismo di rappresentanza universale dei lavoratori (in generale prevalente rispetto al primo) con titolarità di diritti d'informazione, consultazione e di partecipazione (o cogestione).
Veniamo alla contrattazione sindacale. In Italia si sviluppa su due livelli (centralizzato, decentrato) con una parte del sindacato (Cisl e Uil) che punta molto su quello decentrato. Negli altri Paesi quale prevale e quali tendenze sono in atto?
Il livello settoriale centralizzato è meno diffuso di quello della contrattazione collettiva decentrata-aziendale. La tendenza è quella di recuperare entrambi i livelli per dare garanzia di copertura contrattuale alla percentuale più alta di lavoratori, tenuto conto della forza numerica rappresentata dalle PMI.
Oggi questi livelli devono tener conto dello svilupparsi di un livello di negoziazione collettiva sovranazionale -interprofessionale, settoriale e di grandi gruppi multinazionali- che risponde a esigenze reali di regolamentazione europea ed internazionale dei diritti e delle condizioni di lavoro.