Giugni: un maestro del moderno diritto del lavoro, di Tiziano Treu
Su Gino Giugni riceviamo e pubblichiamo con partecipazione un ricordo del sen. Tiziano Treu
Gino Giugni è stato il maestro del moderno diritto del lavoro italiano. Lo riconoscono tutti, colleghi, allievi delle diverse scuole, esperti e politici. Personalmente lo voglio ricordare oggi con la commozione e il dolore di chi ha perso il suo maestro e un amico carissimo.
L'opera di Giugni ha ispirato direttamente e indirettamente, per mezzo secolo le principali riforme del lavoro: dallo Statuto dei Lavoratori del 1970, che tuttora è la base dei diritti di chi lavora nelle imprese, al patto sociale del 1993, da lui promosso come ministro del lavoro, che ha fornito il quadro istituzionale delle nostre relazioni industriali, alla modernizzazione del mercato del lavoro racchiusa nel patto del lavoro del 1996 e nella legislazione del 1997 approvata sotto il governo Prodi, anche con il mio contributo.
La sua genialità e la sua passione di studioso e di uomo politico hanno portato contributi molto più ricchi delle riforme effettivamente concluse. Penso alle proposte di estensione e di razionalizzazione degli ammortizzatori sociali, al progetto di definire nuove tutele per i lavori cd atipici, alle indicazioni sulle regole della rappresentanza sindacale, ai suggerimenti per la revisione del patto sociale del 1993, forniti nel 1998 dalla commissione da lui presieduta e rivelatesi ancora attuali nelle travagliate vicende che hanno portato all'accordo sulla struttura contrattuale del 22 gennaio 2009.
La debole capacità riformatrice del nostro sistema politico e sindacale era un cruccio di Giugni. Questa debolezza ha impedito l'attuazione di molti progetti innovativi da lui avviati e anche da noi coltivati, secondo i suoi insegnamenti.
Giugno si è impegnato nell'intero corso della sua vita per superare il deficit di riformismo del nostro paese; senza demordere di fronte alle resistenze, continuando a diffondere i suoi insegnamenti con la fiducia alla persuasione e nella cultura.
Allo staffo fine si è dedicato all'attività politica, nel partito, il PSI, nel parlamento, come autorevole presidente della commissione lavoro del senato, e come ministro del lavoro. Lo ha fatto con la coerenza, con il disinteresse, con la signorilità che lo ha sempre contraddistinto.
Anche questo è insegnamento prezioso, da me particolarmente sentito, e che ha influito su tanti studiosi e operatori attivi nel mondo del lavoro, sindacalisti, imprenditori e politici.
Tutta la vita di Giugni ci ricorda con l'esempio l'importanza di unire il rigore delle ricerche, con la curiosità dell'innovazione e con la sensibilità ai problemi delle persone che lavorano ec alle vicende sindacali. Quelle vicende sono state da lui seguite con grande partecipazione e con l'obbiettivo di unificare il fronte dei riformisti.
Rigore, voglia di innovazione, sensibilità alle realtà del lavoro in tutte le sue forme sono doti che Giugni ci ha insegnato a coltivare. Sono risorse cui attingere per alimentare politiche veramente riformiste, cioè utili al benessere collettivo e allo sviluppo delle persone.