Gigli (Femca): liberalizzazioni ma con giudizio
Sergio Giglio, segretario nazionale della Femca ha partecipato oggi all'attivo dei delegati Cisl del Veneto e del Friuli dei settori acqua e gas. Nell'occasione lo abbiamo intervistato.
Intanto diamo una dimensione a questi settori. Quante persone vi lavorano?
Circa 40.000 nel gas ed acqua mentre nel settore elettrico gli occupati sono circa 20 mila a cui si aggiungono i dipendenti dell'Enel.
Le aziende sono soprattutto multiulity...
Sì, in fase di riorganizzazione, le più importanti stanno fondendo al altre allargando così la gamma dei servizi gestiti. Questo poi è l'anno delle gare e a noi interessa non tanto chi gestirà questo o quel servizio ma la qualità del servizio erogato e anche la garanzia dell'occupazione dei lavoratori in caso di cambio di gestore. Per questo stiamo trattando con il Ministero del Lavoro a cui abbiamo posto il tema della clausola sociale.
La maggior parte delle multiutiliy è in mano alle amministrazioni pubbliche
Quasi tutte le aziende sono di proprietà dei comuni. Ora però vanno a gara le gestioni. Le fonti rimangono pubbliche.
La polemica sull'acqua, quale la posizione della Femca Cisl?
Noi abbiamo approfondito il tema in un convegno a cui hanno partecipato esperti, Federutility (l'associazione delle multitulity), Confindustria ed è intervenuto anche il ministro Ronchi. In quella occasione abbiamo posto le nostre obiezioni al decreto che porta il suo nome ed in particolare sull'art. 15 che parla di privatizzazione. A fronte di ciò Ronchi si è detto disponibile a discutere sulla questione. Il problema è quello di rendere efficienti le reti idriche che in alcuni caso lo sono in altre no (come è il caso ad esempio dell'acquedotto delle Puglie). Per avere efficienza servono grandi investimenti che richiedono ingenti risorse. E qui si pongono i primi problemi. Grandi investimenti significa tanti appalti e tanti soldi che girano e sappiamo che queste cose svegliano gli appetiti anche quelli illeciti. Dobbiamo fare in modo che le gare vengano vinte da soggetti seri. Sappiamo anche che se si devono fare grandi investimenti e non c'è una remuneratività anche il privato se ne starà alla larga. Il risultato finale è che potremmo ritrovarci ancora con i carrozzoni di oggi.