Furlan (Cisl): le liberalizzazioni devono proseguire
“Siamo in ritardo di almeno di dieci anni sulle liberalizzazioni, processi che portano competitività nei servizi e conseguente anche benefici per i cittadini, ma tra la prima bozza del decreto alla stesura definitiva del testo di legge che è poi stato approvato dal Parlamento si sono persi contenuti importanti che vanno assolutamente ripresi”. E’ questa la sintesi del giudizio che Anna Maria Furlan ha espresso sui provvedimenti per le liberalizzazioni del governo Monti. Luci ed ombre quindi nel giudizio della segretaria confederale della Cisl. Bene ad esempio il fatto che non si siano svenduti pezzi pregiati per il paese, come le reti delle infrastrutture e le grandi imprese che devono rimanere in mano pubblica.
Per il resto di poteva fare di più. “500 notai in più – chiarisce- non daranno molta occupazione in più ne tantomeno provocheranno un calmieramento del mercato”. Così come le scelte sulla distribuzione di carburante. Bene anche l’abolizione delle tariffe minime per i liberi professionisti che però riguardano solo alcune professioni. “Ecco perché diciamo che si deve proseguire se si vogliono ottenere risultati concreti sia sotto il profilo della competitività del sistema che della riduzione dei prezzi per i cittadini e le imprese”.
Furlan è intervenuta a conclusione dei lavori del Consiglio Generale della Cisl di Venezia aperti da una relazione del segretario Lino Gottardello che ha presentato le proposte “linee guida” della Cisl veneziana per lo sviluppo dell’economia locale.
La Cisl di Venezia parte dalla consapevolezza che una parte importante della produzione e dell’occupazione veneziana è strettamente legata alle scelte del governo nazionale in materia di politica economica, in particolare al ruolo che avranno nel prossimo futuro le grandi aziende pubbliche che hanno propri stabilimenti in loco come l’Eni, Fincantieri, Agip. “Noi- ha precisato il sindacalista- siamo contrari alla loro privatizzazione e pensiamo invece che debbano essere gli strumenti con cui si indirizza la politica industriale del Paese”. L’idea centrale è quella di proporre Venezia come volano per lo sviluppo dell’area metropolitana veneta, valorizzando alcune funzioni che sono già attive come ad esempio il Porto e la portualità, e sviluppando la logistica con il Quadrante Tessera e Veneto City. Accanto a questo ruolo di “area di servizi per il Nordest” troverebbe posto l’area industriale di Marghera che dovrebbe mantenere la sua vocazione ad ospitare i grandi insediamenti industriali.