Fondo Solidarietà Veneto: anche nella crisi meglio del Tfr in azienda
Poco più di 2 anni fa, esattamente il 30 giugno 2007, si chiudeva la grande operazione del cosiddetto "semestre del silenzio- assenso" sul conferimento del Tfr ai Fondi Pensione.
Moltissimi i lavoratori che in quel periodo, anche in Veneto, hanno scelto coscientemente di dare avvio alla loro previdenza complementare. Nella nostra regione la scelta è stata facilitata dalla presenza di una opzione in più, quella del Fondo Regionale Contrattuale Solidarietà Veneto.
Anche la Regione Veneto ha fatto la sua parte per promuovere la previdenza complementare mettendo a disposizione dei contributi economici per alcune categorie di lavoratori e per le stesse imprese nel caso di adesione con Tfr ai Fondi Pensione.
A due anni di distanza Solidarietà Veneto tira le somme su questa scelta e sulla resa complessiva delle somme investite nei 4 comparti messi a disposizione degli iscritti.
Le tira in un momento difficile, di crisi dei mercati finanziari di tutto il mondo, facendo un confronto che nasce spontaneo: quello tra il lavoratore che ha aderito nel semestre del silenzio-assenso ad un Fondo Pensione e chi invece ha preferito lasciare il Tfr in azienda (o al Fondo Tesoreria INPS). Un confronto che nasce per rispondere alla più semplice delle domande: chi ha fatto la scelta più conveniente?
La risposta, ci dice il direttore del Fondo, Franco Deotti, è semplice ed immediata: ha guadagnato di più chi ha aderito a Solidarietà Veneto.
"In prima analisi, - dettaglia Deotti - è importante sottolineare che due comparti su quattro, il Garantito Tfr ed il Prudente, nel 2008 hanno registrato comunque rendimenti netti superiori al 3%. Abbiamo poi confrontato la situazione del lavoratore che ha lasciato il Tfr in azienda e quando ha reso, nel complesso, l'adesione a Solidarietà Veneto.
Ebbene, nonostante la crisi dei mercati finanziari di fine 2008, l'adesione al nostro Fondo si è rivelata come un affare estremamente conveniente. Coloro che si sono iscritti a giugno 2007, numeri alla mano, sono in evidente vantaggio: da 500 fino ad oltre 900 euro in più, a seconda del comparto di investimento, rispetto ai lavoratori che hanno lasciato il Tfr in azienda.
Il dato positivo - spiega Deotti - è dovuto al fatto che l'adesione alla Previdenza Complementare, oltre ai rendimenti finanziari, racchiude altri evidenti ed immediati vantaggi. In primo luogo il lavoratore iscritto ottiene il contributo a carico dell'azienda: un vero e proprio extrarendimento, altrimenti perso. A questo, poi, dobbiamo sommare anche lo "sconto fiscale" di cui l'aderente beneficia direttamente in busta paga per effetto della deducibilità dei contributi nonché della fiscalità al momento dell'erogazione della prestazione (dal 9% al 15% anziché il 23%, o più, del Tfr in azienda). La differenza, quindi - conclude Deotti - è netta: una chiara dimostrazione di solidità, di sicurezza degli investimenti e della convenienza del nostro Fondo Pensione."
Solidarietà Veneto ha concluso in questi giorni un tour di assemblee pubbliche informative che ha toccato 8 città del Veneto, da Oderzo a Rovigo, a cui hanno partecipato circa 600 lavoratori. Dato il buon successo dell'iniziativa. A settembre prenderà avvio un'altra serie di incontri.