Fim Veneto: la contrattazione migliora le aziende
Nel corso della giornata dedicata al “mestiere della contrattazione” organizzata dalla Fim Cisl del Veneto uno spazio centrale ha avuto la relazione con la quale Luca Romano (Local Area Network ) ha presentato una prima ricognizione svolta, sempre per conto dei metalmeccanici della Cisl, sulla contrattazione aziendale in Veneto. Al dott. Romano abbiamo posto alcune domande per conoscere i risultati più significativi della sua ricerca.
Non tutte le aziende sono coinvolte dalla crisi
Nel compiere questa ricognizione abbiamo riscontrato che la crisi non ha coinvolto tutte le aziende metalmeccaniche. Molte infatti non sono in una fase di declino o comunque alla difensiva. Addirittura in certe filiere, come quelle dell’aerospaziale, delle macchine automatiche, dei prodotti collegati all’industria agro-alimentare, abbiamo avuto la conferma che siamo di fronte ad ulteriori processi di innovazione e di conquista di mercati emergenti.
Il modello Fiat qui è superfluo
La rivoluzione fatta da Marchionne alla Fiat sul modello di contrattazione, qui, nel settore metalmeccanico veneto , è in gran parte resa superflua dal fatto che ci sono pratiche contrattuali, in atto da tempo, nelle quali è già attivo lo scambio tra lavoratori ed aziende su flessibilità e produttività, organizzazione del lavoro ed efficienza produttiva. Semmai il problema è che le tipologie contrattuali e le relazioni industriali dovrebbero premiare di più queste disponibilità.
L’imprenditoria veneta è spesso debole nella contrattazione
Ora che è venuto meno l’ombrello del contratto nazionale (o comunque si è stemperato) ci sarebbe bisogno di una solida controparte contrattuale territoriale mentre, vuoi per la stanchezza della vecchia generazione, vuoi per la difficoltà di ricambio generazionale nelle imprese, il mondo imprenditoriale fatica a far funzionale bene la contrattazione di secondo livello proprio dal punto di vista degli interessi “padronali”. Questo per un sindacato come Fim Cisl è un grosso problema perché la dinamica della crisi rende più protagonista della contrattazione il territorio e l’impresa. Questi limiti risultano più significativi in alcuni territori.
La proliferazione salariale fa i conti con la crisi
Siamo di fronte ad un quadro di trattamenti salariali dei lavoratori molto differenziati. In alcune aree gli operatori Fim dicono che nel passato si era arrivati a livelli così consistenti della parte variabile del salario (superminimi, ecc.) che oggi c’è una questione aperta per il loro contenimento.
Contrattare fa bene alla salute delle aziende
E’ emerso con chiarezza che è completamente infondata l’idea per cui le aziende che vanno peggio sono quelle sindacalizzate. E’ vero esattamente il contrario: vanno bene, vanno meglio quelle aziende, comprese le medio-grandi tipiche del Veneto, in cui c’è un forte coinvolgimento del sindacato nell’organizzazione del lavoro con la contrattazione.