Fiat Pomigliano: un accordo per tutto il Paese

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Intervista a Giuseppe Farina, segretario generale Fim Cisl
E' un accordo che non si poteva non fare oppure è che valeva la pena di fare?

Sicuramente un accordo che valeva la pena di fare perché i suoi risultati sono molto importanti per Pomigliano ed il Sud ma anche per i lavoratori e per l'intero settore auto in Italia.

Li sintetizziamo?

700 milioni di investimento e una delocalizzazione per la prima volta al contrario, dalla Polonia all'Italia, di uno dei prodotti di punta della FIAT che è in grado di assicurare una prospettiva di uno stabilimento che negli ultimi due anni è stato in cassa integrazione e che addirittura è stato a rischio anche di "cattivi pensieri".
Pomigliano è oggi parte integrante di un progetto che riguarda tutta la FIAT e di un rafforzamento della sua presenza in Italia. Quello che noi abbiamo sempre chiesto unitariamente Cgil, Cisl, Uil, Fiom, Uilm ai tavoli del Governo e ai tavoli successivi con FIAT.

Insomma un accordo che offre sicurezza per l'occupazione

C'è un futuro per il lavoro ed il reddito di 15.000 persone a Pomigliano ma anche una prospettiva industriale che si rafforza grazie ad una maggiore presenza FIAT in Italia.

Chi ha seguito la vicenda dall'esterno si è fatto un'idea che non ci sia stato un tavolo di trattative, ma semplicemente che la FIAT, Marchionne, che si sono presentati con un elenco di richieste indiscutibili,prendere o lasciare, quasi un diktat.

Questa trattativa è stata aperta a marzo e quindi si è discusso di Pomigliano per tre mesi in almeno una dozzina di incontri. Una trattativa vera e propria quindi dove non c'era di dettava e chi scriveva. Certamente è stato un tavolo davvero impegnativo e non c'è dubbio che la FIAT ha mantenuto un profilo di grande rigidità su alcune condizioni che, però, sono state cambiate con la discussione.
La trattativa ha prodotto dei risultati concreti. Ad esempio l'accordo non prevede più 18 turni ma un sistema per cui si lavorerà per 17 turni.

La FIOM ha addirittura sollevato questioni di costituzionalità dell'accordo

Vediamo di chiarire questa storia perché si tratta di una balla incredibile. Sugli straordinari si va in deroga al contratto nazionale perché questo prevede 40 ore comandate mentre la Fiat ne ha richieste 80 in più. Ma, attenzione, deroghe di questo tipo sono già ampiamente diffuse in tutto il settore metalmeccanico, compresa nella stessa FIAT.
Voglio dire che ci sono centinaia di aziende metalmeccaniche dove abbiamo riconosciuto una quantità di straordinario superiore al massimo previsto dal CCNL. Così sulla turnistica. Certo che la nuova organizzazione del lavoro è più impegnativa di quella attuale ma non lo è rispetto agli altri stabilimenti Fiat.
La incostituzionalità va riferimento al diritto di sciopero che, secondo la Fiom, sarebbe leso dall'accordo. Ma non è proprio così. Si tratta di propaganda. L'accordo prevede che se viene violato l'accordo per cui nei turni di sabato non si sciopera a subire sanzioni non sono i lavoratori scioperanti ma le organizzazioni sindacali che hanno organizzato lo sciopero. Dunque il diritto costituzionale allo sciopero non è toccato ed il cittadino lavoratore mantiene intatte le sue prerogative.

Il referendum, cosa ti aspetti?

Noi chiederemo ai lavoratori di assumersi le stesse responsabilità che ci siamo assunti noi sottoscrivendo l'accordo. Che non è solo quella di salvaguardare i posti di lavoro in essere.
L'accordo ha un significato enorme per il messaggio che viene dato ai mercati e agli investitori internazionali. Se saltasse equivarrebbe a dire che in Italia non si può investire e pagheremmo un prezzo molto salato. Ricordiamoci che la Fiat può ritirare questo progetto di trasferire la produzione della Panda che, ricordo, è un'operazione complessa e costosa. Per lo sviluppo industriale del Sud poi si tratterebbe di un colpo mortale. Marchionne è un manager apprezzato in tutto il mondo, se si ritira lui chi si farà avanti?

In allegato:
testo dell'accordo sindacale tra Fiat Group e Fim, Uilm, Fismi nazionali e di Napoli e Rsu dello stabilimento Gian Battista Vico del 15 giugno 2010

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