Fiat Pomigliano, Giovanni (Rsu Fim): ora che il lavoro sta arrivando dobbiamo farlo
Giovanni Orlando 45 anni, napoletano del quartiere Barra, tra il Golfo ed il Vesuvio (quello del Miglio d'Oro), quattro figli, è metalmeccanico per tradizione di famiglia. Dopo aver lavorato per alcuni anni come carpentiere in ferro nel 1990 entra alla Alfa Sud di Pomigliano a fare la 133e la Tipo. Oggi in quello che è diventato lo stabilimento Gian Battista Vico della Fiat lavora come revisionista di scocca (i pezzi che escono dallo stampaggio hanno una prima revisione prima di essere montati). Iscritto alla Fim Cisl da 11 anni è componente la Rsu.
Come vivono i 5.000 l'accordo?
Ci sta ancora una piccola parte che è contraria, è quella degli "ideologici" che fanno capo alla Fiom, Cobas e Cub, ma la maggior parte degli operai è stanca di fare la cassaintegrazione. Devo dire, e non per spirito di parte, che è molto apprezzato ciò che ha fatto la Fim specie quando il nostro segretario Farina, dicendo in modo chiaro che eravamo per l'accordo, ha impedito che la Fiat abbandonasse il tavolo di trattativa. E poi quando abbiamo puntato sul referendum per confermarlo.
Il referendum come andrà?
Sono convinto che i sì saranno più dell'80%. E poi, abbiamo fatto di tutto per cercare il lavoro e ora che sta arrivando e adesso tocca a noi farlo. Anche tra gli iscritti Fiom c'è chi apprezza il nostro operato.
Tra i punti dell'accordo quali sono quelli che preoccupano di più i lavoratori?
C'è stata una propaganda distorta sull'accordo da parte della Fiom e dei sindacati di base che continuano a dire che non sarà più pagata la malattia, che ci saranno sanzioni in caso di sciopero.
Il nostro impegno principale in questi giorni è proprio quello di fare un capillare lavoro di informazione su ciò che effettivamente prevede l'accordo chiarendo così molti ma, molti se e molte titubanze. Certo che con il nuovo sistema di turni si devono cambiare le abitudini, ma la cosa non è così drammatica.
Agli operai di Pomigliano quindi non fa paura il lavorare di più
No, assolutamente no, posso dirlo con certezza. La vera paura degli operai era sulle sanzioni e sulla malattia (per come erano state spiegate dai contrari all'accordo).
Quello che si è detto sulle assenze per il calcio, le elezioni, corrisponde al vero?
Non possiamo nascondere i fatti. In queste occasioni il picco dell'assenteismo schizzava in alto, ma questo avveniva prima che in fabbrica si applicasse quella che noi chiamiamo la cura Marchionne cioè i corsi sul sistema WCM, la nuova metodologia di lavoro (Word Class Manifacturing applicata in tutti gli stabilimenti che producono auto, dalla Toyota alla VW). Questo è avvenuto nel 2008 ed il nostro stabilimento, a detta della stessa Fiat, è tornato ad essere pienamente competitivo.
Perché allora la Fiat ha insistito per avere garanzie sulla piena utilizzazione degli impianti?
Perché chi investe 700 milioni di euro vuole essere certo di avere le vetture. Il problema è quello degli eventuali sabati di lavoro in più in caso di picchi di produzione. Fare Panda significa fare vetture di segmento A, dove c'è molta concorrenza, è un tipo di auto si fa dappertutto, e chi la ordina non sta ad aspettare mesi per averla. Queste auto devono essere sempre disponibili. E quindi non è possibile che un qualsiasi sindacato, ora questo ora quello, proclami sciopero proprio in quei momenti. Non a caso l'accordo prevede sanzioni al sindacato che proclama sciopero in caso di attivazione del 18imo turno. Solo al sindacato e solo per sciopero in questo turno.
Parliamo dei salari
Io, quando lavoravo a pieno, con moglie e 4 figli prendevo al netto 1.400/1.450 euro al mese. In generale uno stipendio medio qui è sui 1.200 euro al mese. Con l'applicazione dei turni le maggiorazioni porteranno nelle buste paga circa 3.000 euro lordi in più all'anno.
Cosa è oggi la Fiat per il lavoro in questo territorio?
Pomigliano, per una zona come Napoli, rappresenta qualcosa di molto importante per il lavoro. In fabbrica come diretti siamo 5.000, con gli indiretti 8.000, con l'indotto esterno arriviamo a 15 mila famiglia che vivono con il lavoro di questo stabilimento.