Contratto veneto per la ceramica artigiana

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Firmato oggi, 13 settembre, il contratto regionale dei lavoratori dipendenti delle aziende artigiane della ceramica, scaduto nel 2006.

Un settore concentrato nella zona di Bassano del Grappa, Nove e Marostica, con oltre il 60% degli occupati donne e che, ancora oggi vede attive circa 200 aziende con 1.000 occupati in gran parte aderenti all'ente Bilaterale dell'Artigianato Veneto (Ebav), la cassa sociale comune del sistema artigiano regionale.

Un settore che registrato in questi ultimi anni una significativa parabola discendente, accelerata dalla recessione internazionale che ha colpito duro. Basti pensare che nei primi mesi del 2010 oltre il 50%  dei lavoratori è stato sospeso dal lavoro ed ha avuto il salario integrato dagli ammortizzatori sociali in deroga e dallo stesso ente bilaterale.

"Il rinnovo del contratto in condizioni così proibitive - sottolinea Carlo Nicolli, segretario Femca Cisl con delega all'artigianato- è stato possibile da un lato per le positive relazioni che si sono sviluppate con la controparte in Veneto e dall'altro grazie all'accordo nazionale di riforma del sistema contrattuale".

Il nuovo contratto prevede una conferma delle prestazioni sociali per gli iscritti all'Ebav (800 lavoratori e 157 aziende). "Una conferma che non era per niente scontata visto il progressivo calo degli iscritti determinato dalla riduzione degli occupati- chiarisce Nicolli- a cui abbiamo risposto consolidando i versamenti mensile al Fondo sia a carico dei lavoratori (50 centesimi) che delle aziende (2 euro).

A ciò si aggiunge un miglioramento delle retribuzioni con un aumento del salario regionale che a regime, nel 2012 va a 40 euro mensili per l'operaio qualificato.

Inoltre, dopo tanto tempo, si sblocca il Fondo Vicenza costituitosi nel 1990 e confluito in Ebav. Il Fondo, una cassa comune sociale ante- litteram, riguarda i lavoratori e le aziende del vicentino e dispone di oltre mezzo milione di euro che andranno utilizzati per sostenere la previdenza complementare (200 mila euro), per nuove prestazioni sociali (si pensa al "carrello spesa") ed infine (150 mila euro) per finanziare progetti, concordati dalle parti, a sostegno del settore.

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