Castano (MSE): dai tavoli di crisi le idee per la crescita
Giampiero Castano è originario di Varese. Prima di approdare al Ministero per lo Sviluppo Economico (MSE) è stato sindacalista e poi, rientrato nell'industria, capo del personale di grandi aziende come Olivetti. Una persona che quindi ha potuto vivere e conoscere direttamente i problemi delle aziende e del lavoro da più punti di vista. L'appuntamento per l'intervista, al telefono, è alla sera, dopo le 19.00. Ma è come fosse nel suo ufficio al ministero con tutti i fascicoli dei suoi tavoli di crisi davanti a sé.
Il Ministero dello Sviluppo Economico è diventato, con la crisi, come un cantiere navale dove si riparano le grandi navi -aziende che hanno subito gravi danni. I cosiddetti tavoli di crisi.
Non è solo così Più che tavoli di crisi io li chiamo tavoli di confronto. Perché non tutte le aziende su cui discutiamo sono irrimediabilmente in crisi. Per alcune c'è sì la crisi ma ci sono anche progetti di sviluppo, di diversificazione. Prendiamo ad esempio la ST Microeletronics: questa grossa multinazionale italo francese, che si occupa di microelettronica a Catania, ha ridotto la sua attività ma ora sta rinascendo con una nuova iniziativa insieme alla Sharp in un progetto per la produzione di pannelli fotovoltaici di ultima generazione.
Diciamo che ci sono situazioni di crisi che possono trasformarsi in occasione per nuove attività produttive?
Esattamente. Ecco perché parlo di tavolo di confronto. La crisi può far immaginare che qui si discute solo di fallimenti. Noi in genere pensiamo salvarle le aziende. Prendiamo lo stabilimento Miroglio in Puglia che la proprietà ha deciso di chiudere sta diventando una grande opportunità per un investitore tedesco che opera con attività diversificata sempre nel campo delle energie rinnovabili. Dove invece non siamo in grado di creare discontinuità allora lì la crisi diventa molto spesso difficile da affrontare e da risolvere.
Pensare di resistere in molte realtà con la stessa produzione di prima, quella che è entrata in crisi senza pensare ad una discontinuità è un errore che si paga a caro prezzo. E' il caso di chi insiste nel mondo della chimica a pensare di risolvere le crisi con altri investimenti sullo stesso prodotto. Anche qui è invece necessario pensare alla diversificazione.
Quindi il Ministero non è solo un posto dove si seppelliscono i morti o ci è messo in piedi una specie di cronicario ma piuttosto un luogo dove si cerca di trasformare la crisi in opportunità.
A questo proposito il Veneto, almeno una trentina di casi sono approdati in via Molise (sede del Ministero, ndr)
Abbiano avuto in effetti diverse aziende come Speedline, Vylnius, Gsk, Finmek, Grimeca e altre ancora.
Per i casi veneti può dire che il tavolo di confronto ha dato dei risultati positivi?
Un esempio di questi giorni: noi stiamo lavorando molto sulla Nuova Pansac. Siamo partiti da una situazione disastrosa, con la proprietà che stava portando alla chiusura un'azienda che invece abbiamo visto dotata di tecnologia e di mercato. Siamo passati attraverso difficoltà notevoli e proprio ieri (mercoledì 28) abbiamo cominciato a vedere un po' di luce in fondo al buio con un piano industriale che incomincia a prefigurare una ripresa produttiva, con le banche che hanno consentito di ristrutturare il debito e daranno liquidità. La Nuova Pansac è stata come un caso in cui il paziente è andato in coma. G r imeca è un caso diverso. C'è una stanchezza dell'imprenditore che rischia di portare al barcollo l'azienda; anche questa notevole con tecnologia, con competenze professionali molto buone. Pensiamo che lì non si fa solo stampaggio di cerchi in lega ma fanno anche gli stampi per stampare. Fare lo stampo per un prodotto cosi complicato molto spesso significa avere competenze professionali notevolissime, saper lavorare su macchine utensili complicate e cosi via. E anche qui stiamo lavorando perché questa competenza non vada persa. Qui bisogna cercate nuovi imprenditori che in qualche caso abbiamo individuato. stiamo lavorando anche per favorire diversi nuovi investitori e salvare qualche azienda, sarebbe un vero peccato se crollasse. Oltretutto siamo a Rovigo e la sua chiusura avrebbe risvolti preoccupanti.
La Finmek di Padova, sembra ci sia l' interessamento di una multinazionale svizzera
Certamente, peraltro hanno continuato a lavorare, saltuariamente, però continuano a lavorare. Le macchine ci sono, non sono state portate via. E' di dimensioni piccole, quindi è più facile collocarla ed abbiamo avuto più di un interesse nei mesi scorsi. Adesso c'è un'industria che c'ha messo gli occhi. E' un settore un po' più complicato perché operare sulla componentistica elettronica è difficile: c'è la concorrenza cinese che è molto forte. Però il fatto che abbia continuato a lavorare all'interno di un gruppo che è in amministrazione straordinaria da moltissimo tempo è un dato positivo.
Mi può dire che ruolo svolge il Ministero oltre al fatto di mettere intorno al tavolo di confronto, come lei lo chiama, le parti interessate ?
Intanto operiamo per capire qual è la natura della crisi, se cioè è crisi finanziaria , crisi di imprenditorialità o gestionale oppure se è crisi di mercato. Quindi un ruolo tecnico di analisi che è sempre necessaria e in questo spesso ci avvaliamo di risorse interne al Ministero oppure di società esterne . Individuate quali sono le difficoltà che l'azienda incontra, vediamo di operare per favorire un nuovo investitore o una nuova gestione oppure per dare supporto, attraverso le banche o attraverso gli strumenti che lo sponsor si è dato. Non ultimo operiamo per il rifinanziamento. Se è una questione di mercato, lavoriamo per far accettare l'idea di trovare nuovi prodotti, nuove produzioni, altrimenti se continuiamo a insistere sempre sul tradizionale non andiamo da nessuna parte. Invece se cominciamo a pensare al nuovo possiamo pensare a trovare qualche soluzione nuova.
Lei ha un punto di vista della crisi molto particolare, le arrivano casi gravi. Però dai casi gravi ci si fa un'idea. Lei che idea si è fatto delle nostre possibilità di uscire da questa crisi?
Ecco, le aziende che hanno saputo mantenere in questi anni un rapporto con i mercati internazionali, o perché hanno le capacità interne, o perché hanno un prodotto particolare, queste aziende si stanno riprendendo bene. C'è una ripresa. Questo vale ad esempio per il settore della automazione, delle macchine specializzate per il legno, la plastica e cosi via, in cui , anche se non abbiamo aziende di grandi dimensioni, siamo leader al mondo, sappiamo innovare ed esportiamo. Queste aziende si stanno riprendendo bene.
Ma anche quelle che hanno prodotti di moda, penso agli occhiali: quelle che hanno un mercato internazionale, e in Veneto ce ne sono molte, hanno reagito bene. Chi lavora solo col mercato nazionale (penso alla componentistica auto, che non ha saputo guardare fuori dai confini nazionali o che lavora solo per la Fiat) è invece in difficoltà.
Oggi non si può guardare solo ai mercati interni, si deve guardare soprattutto ai mercati internazionali : chi non ha queste capacità avrà difficoltà. In questo senso credo che sia i Ministeri ed il Governo, sia le associazioni imprenditoriali, devono dare una mano alle imprese per andare all'estero.
L'ultima domanda: quanto è importante un avere il Ministro?
Intanto il ministro c'è ed è il Presidente del Consiglio.
Immagino però che sia in altre faccende affaccendato...
Il fatto di avere una persona interamente dedicata a questo ministero è importantissimo.