Bertolissi: la riforma del fisco è la vera riforma istituzionale

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In vista del seminario sulla riforma fiscale che la Cisl del Veneto terrà domani a Zelarino (Venezia) abbiamo intervistato il prof. Mario Bertolissi, professore ordinario di Diritto costituzionale presso l'Università di Padova ed autorevole studioso in materia di federalismo fiscale.
Prof. Bertolissi la Cisl ha indicato nella riforma fiscale la "vera riforma istituzionale". E' d'accodo con questa affermazione?

Sono senz'altro d'accordo sul fatto che la riforma fiscale è la "vera riforma istituzionale". Le ragioni sono molteplici. In primo luogo, si tratta di attribuire un senso, in concreto, al dovere di concorrere alle spese pubbliche, nell'ottica di una eguaglianza non solo declamata, ma appunto concreta (artt. 3 e 53 Cost.). In secondo luogo, si tratta di assicurare la tutela effettiva dei diritti, i quali - tutti indistintamente - costano. E poiché senza soldi non si fa nulla, è naturale che ogni altra riforma dipende da questa: preliminare ed essenziale.
Franca Porto, in un suo recente intervento parla di "divorzio tra Costituzione e prassi fiscale". Lei che ne pensa?

Se si concorda sul fatto che la riforma fiscale ha carattere prioritario, rappresenta un mero corollario ritenere che - ieri e oggi - esiste una inaccettabile divaricazione tra "Costituzione e prassi fiscale". I dati sull'evasione, di consistenza a dir poco enorme, parlano da sé e mi hanno indotto ad affermare - ed anche a scrivere - che quantomeno l'evasore totale dovrebbe essere sanzionato con la perdita dell'elettorato sia attivo sia passivo. Chi non paga il tributo e, quindi, viene meno al dovere di solidarietà rispetto ai concittadini, deve essere privato del diritto di dire la sua, relativamente all'azione di governo di una società alla quale è estraneo: per libera scelta.
Il caso italiano (distribuzione del prelievo fiscale squilibrato tra redditi di lavoro e altri redditi) è, per i Paesi sviluppati, una anomalia ?

Stando ai dati di cui si è a conoscenza, l'evasione fiscale è inevitabile. Ma, ciò che in Italia è patologico, è la sua consistenza, sicuramente anomala ove si consideri la collocazione internazionale del nostro Paese. Da un lato gli evasori, dall'altra i tartassati. È indiscutibilmente così!

Sarà mai possibile arrivare ad un significativo federalismo fiscale su base regionale con l'attuale assetto delle Regioni (dal Molise alla Lombardia)?

Se si guarda alle Regioni, al loro numero e ai loro caratteri in termini di popolazione e di dimensione territoriale, non v'è dubbio che sorgono non poche perplessità circa i risultati che si possono conseguire dando attuazione al c.d. federalismo fiscale. Tuttavia, se si considera che quest'ultimo consiste essenzialmente - come insegna la scienza delle finanze - in una attivazione del nesso autonomia-responsabilità, finora ignoto e ignorato dalle nostre istituzioni, ne consegue che quel che conta è che chi spende si assuma la responsabilità di reperire le risorse necessarie allo scopo. Il resto è dettaglio.
Sempre in tema di federalismo fiscale: gli ultimi provvedimenti di legge hanno in sostanza cancellato l'autonomia impositiva dei Comuni (ICI, Addizionali, Tassa di scopo, ecc.). E' pensabile un federalismo fiscale senza autonomia impositiva delle istituzione federate?

Proprio alla luce delle notazioni svolte, ne viene che il federalismo fiscale - vero e non taroccato - non può prescindere dall'autonomia impositiva, che deve essere attribuita a ciascun livello di governo. Senza di essa, non vi può essere assunzione di responsabilità.