Bankitalia: le fette ineguali della ricchezza in Italia
Nel 2010, in Italia, il 10% delle famiglie più ricche possedeva quasi il 46% della ricchezza famigliare netta (un punto e mezzo in più rispetto al 2008). La crisi dunque aumenta la concentrazione della ricchezza nelle mani di una minoranza. E’ il primo dato che emerge dall’indagine campionaria sui bilanci delle famiglie italiane nel 2010 da Banca d’Italia e pubblicato ieri. Indagine che ci dice molte altre cose. Ad esempio sulla evoluzione delle tipologie di famiglia. Dal 1980 ad oggi si riducono, e non di poco, quelle più comuni, la coppia di coniugi con figli: dal 60% a meno del 40% del totale. Aumentano invece quelle senza figli e quelle composte da una sola persone: i single sia in età inferiore che superiore ai 65 anni. Si dimezza poi il numero medio di figli minorenni, dal Nord al Sud.
Tornando al reddito. A fare da contro-canto alla bella fetta di ricchezza posseduta dalla minoranza benestante ci sta una metà delle famiglie che, messe insieme, disponevano del 10% della ricchezza nazionale (così anche negli anni precedenti).
Su 100 famiglie campionate 65 hanno solo un deposito bancario o postale, 18,5 hanno anche azioni e obbligazioni private, 4 anche titoli di Stato ed un altro 4 sia azioni che titoli di Stato. Senza alcuna posizione finanziaria, compreso il semplice conto corrente, sono solo 8,5 famiglie ogni cento.
I risparmi vengono gestiti in modo diverso a seconda del mestiere del capofamiglia. Se è operaio la scelta va sui buoni postali, se invece è impiegato (privato o pubblico) , autonomo o pensionato l’attenzione si sposta più verso i titoli di Stato ed in fondi comuni. Salendo nella scala l’opzione si sposta verso le azioni e per le partecipazioni.
Grandi cambiamenti anche negli strumenti di pagamento. Cala l’uso dei contanti e degli assegni mentre più del 70% delle famiglie ha almeno una carta di pagamento (soprattutto Bancomat). Nonostante questo ancora nel 2010 il 43 % della spesa media mensile veniva pagata in contanti. L’uso dei contanti per i soli beni di consumo varia molto tra Nord (36%) e Sud (60%).
La ricerca dedica anche un capitoletto alle abitazioni. Il 68 % della casa in cui si risiede è in proprietà, il 7% in usufrutto o uso gratuito ed il rimanente 21% in affitto (condizione questa in progressiva riduzione dal 1980 quando rappresentava quasi il 40% dei casi). In forte aumento negli ultimi dieci anni il costo relativo delle abitazioni, sia in affitto che in proprietà. Il numero delle annualità di reddito famigliare medio necessarie per affittare o acquistare una abitazione è infatti cresciuto quasi del 50%.
testo di I bilanci delle famiglie italiane nel 2010. Indagini campionarie. 25 gennaio 2012
http://www.bancaditalia.it/statistiche/indcamp/bilfait/boll_stat/suppl_06_12.pdf