Annamaria Furlan: guerra all’evasione fiscale e agli sprechi

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Domani, venerdì 11 febbraio, la Cisl ha chiamato a Verona i suoi delegati ed attivisti del Veneto a manifestare a sostegno delle sue richieste. Una iniziativa che segue quella di Piazza del Popolo a Roma dello scorso ottobre e che si svolge in un momento politico difficile. L'intervento finale è stato affidato alla segretaria confederale Annamaria Furlan che ci ha anticipato, con questa intervista, le sue argomentazioni.

Più lavoro, più salario e meno fisco. Almeno il primo e l'ultimo di questi obiettivi hanno bisogno, per ottenere risultati, di un governo disposto al confronto e di un Parlamento attento...
C'è l' urgenza di crearle queste condizioni e siccome i tempi delle persone che noi rappresentiamo, che sono i lavoratori e i pensionati, non sono i tempi della politica, così come stiamo vedendo, noi manifestiamo. Lo facciamo in tutte le regioni proprio perché i riflettori finalmente si accendano su queste problemi che sono i bisogni reali delle persone, delle italiane e degli italiani: il lavoro, l'equità fiscale e lo sviluppo.

Per quali motivi la Cisl , rispetto all'annuncio di Berlusconi di un piano di sviluppo, ha detto andiamo a vedere..
Dipende dalle priorità che si hanno. Se le priorità sono le questioni legate al lavoro, ai diritti di cittadinanza, ai diritti di un welfare che risponda ai bisogni delle persone, qualsiasi organizzazione che ha attinenza col lavoro e quindi tutte le organizzazioni delle parti sociali, ma anche chiunque opera nella politica in rappresentanza dei cittadini e delle cittadine, ha non solo il diritto ma soprattutto il dovere di andare a vedere se c'è la possibilità di creare migliori condizioni per le persone e di dare il suo contributo perché questo avvenga.

Arriviamo ai temi della manifestazione e partiamo dal fisco. Se vogliamo abbassare le tasse a qualcuno bisogna compensare facendole pagare ad altri. Sulla patrimoniale c'è stato però un fuggi- fuggi generale...
Noi abbiamo una proposta molto chiara su quello che deve essere la riforma fiscale. Ne abbiamo parlato tante volte, abbiamo fatto tante manifestazioni in tutti i territori, ed il governo, come anche l'opposizione, sanno bene ciò che vogliamo. Sanno che queste nostre proposte sono attuabili attraverso una riforma seria. Sulla patrimoniale, che è una questione ovviamente di emergenza e non riguarda la struttura della riforma fiscale, noi abbiamo detto una cosa molto chiara: che se la patrimoniale diventa il far pagare un'altra tassa ai soliti noti e cioè ai lavoratori e ai pensionati, magari sull'unica casa che hanno, se la possono anche scordare.

Più lavoro. Cosa si può fare per impedire che la separazione in corso tra ripresa produttiva (modesta) e ripresa occupazionale (insignificante) si trasformi in un irrimediabile divorzio?
Intanto la prima questione attinente al lavoro è che, se non si creano condizioni di sviluppo e di ripresa nelle imprese italiane e nei vari settori produttivi, creare altro lavoro sarà molto molto complicato. L'altra questione è come anche attraverso la leva fiscale viene premiato il lavoro anche premiando quelle imprese che investono nel lavoro. Poi la leva fiscale deve incentivare il lavoro giovanile e femminile che sono i due grandi problemi che abbiamo.

Più salario. A parte la riduzione della pressione fiscale, come si può ottenere un aumento reale delle retribuzioni?
La strada noi l'abbiamo già definita con chiarezza col nuovo modello contrattuale: due livelli di contrattazione, con il secondo livello legato con forza alla produttività. Ovviamente anche incidendo sulla produttività non solo dell'azienda ma del sistema del Paese che deve andare a favore del lavoro innanzitutto e delle retribuzioni dei lavoratori. Credo che ad esempio che l'accordo che si è fatto sia a Pomigliano che a Mirafiori siano due importanti cartine tornasole che dimostrano come, attraverso accordi che valorizzano la produttività aziendale, si possono innalzare (e non con cifre di poco conto) i salari.

Torniamo alle questioni generali. Nonostante la crisi chiami ad unirsi, sembra che non si riesca a trovare un minino comun denominatore. Si contestano anche i festeggiamenti dei 150 anni dell'unità d'Italia...
Penso che la frase "si è fatta l'Italia, ora bisogna fare gli italiani" sia assolutamente attuale. Se c'è un momento in cui serve ribadire l'unità del paese e, dentro al paese, l'unità degli uomini e delle donne che vi vivono, è proprio questo in cui si deve affrontare i temi della crisi. Noi, ahimè, in questo, rispetto agli altri paesi europei, ci siamo differenziati malamente.
Negli altri paesi europei davanti alla crisi i governi e le opposizioni hanno detto innanzitutto dobbiamo essere uniti per portarci fuori dalla crisi e quindi decidere insieme le cose che servono a rilanciare lo sviluppo e l'occupazione.
Qui da noi invece, governo ed opposizione, sono concentrati su temi molto molto lontani dai bisogni delle persone. Manca quello che noi tante volte, in questi ultimi due anni, abbiamo detto: il senso di responsabilità da parte di chi gestisce la politica a tutti i livelli. Opposizione e governo, tutte le forze sociali, a livello nazionale come locale, non possono esimersi dal dare il loro contributo di responsabilità; lo dice il Capo dello Stato e noi siamo con lui.

Per uscire dalla crisi servono risorse: quale è la proposta della Cisl?
Ci sono due modi per trovare alle risorse per rilanciare l'economia e il lavoro: una grande guerra a quel vero cancro di questo paese che è l'evasione fiscale e tagliare gli sprechi, le cose inutili, le ruberie, i posti che servono solo a dare prebende ai politici trombati. Così recuperiamo risorse da utilizzare per investire su infrastrutture, innovazione, ricerca, formazione e per garantire quei servizi sociali e sanitari che danno dignità alle persone.

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